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Eletzionis

Eletzionis

Consultazioni elettorali


Presidenti di Seggio
L 30/4/99 n.120 art.9 GU 03/05/99 n. 101 Albo degli scrutatori (Albo degli scrutatori) 1 L’articolo 1 della legge 8 marzo 1989, n. 95, come modificato dal comma 2 dell’articolo 3 della legge 21 marzo 1990, n. 53, è sostituito dal seguente: "Art. 1. - 1. In ogni comune della Repubblica è tenuto un unico albo delle persone idonee all’ufficio di scrutatore di seggio elettorale comprendente i nominativi degli elettori che presentano apposita domanda secondo i termini e le modalità indicati dagli articoli seguenti. 2. La inclusione nell’albo di cui al comma 1 è subordinata al possesso dei seguenti requisiti: a) essere elettore del comune; b) avere assolto gli obblighi scolastici". 2. In sede di prima applicazione della presente legge, sono iscritti all’albo di cui all’articolo 1 della legge 8 marzo 1989, n. 95, come sostituito dal comma 1 del presente articolo, anche gli elettori già iscritti, alla data di entrata in vigore della presente legge, nell’apposito albo istituito a norma dell’articolo 5-bis della citata legge n. 95 del 1989. 3. L’articolo 3 della legge 8 marzo 1989, n. 95, come modificato dall’articolo 4 della legge 21 marzo 1990, n. 53, è sostituito dal seguente: "Art. 3. - 1. Entro il mese di ottobre di ogni anno, il sindaco, con manifesto da affiggere nell’albo pretorio del comune ed in altri luoghi pubblici, invita gli elettori che desiderano essere inseriti nell’albo a farne apposita domanda entro il mese di novembre.
Iscrizione all'Albo degli Scrutatori di Seggio
Erogazione del servizio: I cittadini residenti , iscritti nelle liste elettorali del Comune, possono richiedere l'iscrizione nell'albo degli Scrutatori entro il mese di novembre di ciascun anno. Requisiti: cittadinanza italiana e godimento dei diritti civili e politici; titolo di studio: Scuola dell'obbligo; Sono esclusi dalla funzione di scrutatore di seggio elettorale: i dipendenti dei Ministeri dell'Interno, delle Poste e Telecomunicazioni e dei Trasporti; gli appartenenti alle Forze Armate, in attivita' di servizio; i medici delle UU.SS.LL. incaricati delle funzioni gia' di competenza dei medici provinciali, degli ufficiali sanitari e dei medici condotti; i segretari comunali ed i dipendenti dei Comuni addetti o comandati a prestare servizio presso gli uffici elettorali comunali; i candidati alle elezioni per le quali si svolge la votazione.
Certificato/Tessera elettorale
Vecchio certificato elettorale …. Addio !!!

Che cos’è e a cosa serve
E' il documento che permette, unitamente ad un valido documento di identità, l’esercizio del diritto di voto, attestando la regolare iscrizione del cittadino nelle liste elettorali del comune di residenza. Essa contiene, oltre ai dati anagrafici dell’elettore, l’indicazione della sezione elettorale di appartenenza, della sede di votazione ove recarsi per esercitare il diritto di voto e l’indicazione dei collegi elettorali di appartenenza. La tessera elettorale reca all’interno diciotto spazi destinati all’apposizione del timbro da parte del Presidente di seggio all’atto della votazione. E’ un documento permanente che dovra’ essere conservato con cura per poter esercitare il diritto di voto in occasione di ogni elezione o referendum.

Quando serve
All’ atto dell’esercizio del diritto di voto presso la sezione elettorale di appartenenza, presentandosi al Presidente dell’Ufficio di sezione, muniti di un valido documento di identità; la tessera elettorale è inoltre indispensabile per ottenere le agevolazioni sul costo dei biglietti di viaggio in occasione delle votazioni.

Consegna agli elettori
La tessera elettorale viene consegnata direttamente al domicilio dell’elettore a cura del Comune e può essere ritirata dall’interessato o da persona con lui convivente. Gli elettori che non abbiano ricevuto la tessera elettorale presso il proprio domicilio potranno ritirarla presentandosi all’Ufficio Elettorale di Palazzo Vecchio –Piazza della Signoria, muniti di valido documento di identità, tutti i giorni feriali dalle 8,30 alle 13,00 ed il giovedì dalle 8,30 alle 18,30. Nei cinque giorni precedenti la data delle elezioni e fino alla chiusura della votazione, l’Ufficio Elettorale osserverà un orario continuato, anche nei giorni festivi dalle ore 9,00 alle 19,00 ( la domenica delle elezioni dalle 6,30 alle 22,00 ). E’ possibile ritirare la tessera elettorale anche per i propri familiari, presentandosi presso l’Ufficio Elettorale muniti della fotocopia del documento di identità degli interessati e della delega al ritiro. Gli elettori residenti all’estero ritireranno la tessera presso l’Ufficio Elettorale di Palazzo Vecchio in occasione della prima consultazione elettorale utile, fermo restando l’invio della cartolina – avviso da parte del Comune di iscrizione elettorale.

Validità
La tessera è valida fino all’esaurimento dei diciotto spazi destinati all’apposizione del timbro da parte del Presidente del seggio elettorale.

Aggiornamento dei dati
In caso di variazione dei dati o delle indicazioni contenute nella tessera, gli aggiornamenti vengono effettuati direttamente dall’Ufficio Elettorale che provvederà a trasmettere per posta un tagliando adesivo riportante le relative variazioni. Il titolare provvederà ad incollare il tagliando all’interno della tessera nell’apposito spazio. Trasferimento di residenza: In caso di trasferimento di residenza in altro Comune verrà consegnata all’elettore una nuova tessera elettorale da parte del Comune di nuova iscrizione anagrafica e ritirata quella già in suo possesso.

Deterioramento – Smarrimento - Furto
In caso di smarrimento o deterioramento della tessera, l’elettore dovrà richiederne un duplicato presso l’Ufficio Elettorale previa compilazione di un’ apposita dichiarazione su moduli predisposti dall’Ufficio Elettorale. In caso di furto, prima di inoltrare la richiesta di duplicato, occorre presentare la relativa denuncia ai competenti uffici di Pubblica Sicurezza.

Perdita del diritto di voto
Qualora il titolare perda il diritto di voto la tessera elettorale verrà ritirata.

Costo del Servizio
La tessera elettorale è gratuita.
Certificato di Godimento dei Diritti Civili
E' un certificato che attesta il diritto del cittadino a partecipare al governo dello Stato, mediante l'elettorato e l'appartenenza ai pubblici uffici. Viene rilasciato dall'Ufficio Elettorale del Comune di residenza.

Il rilascio è immediato

Requisiti
Iscrizione alle liste elettorali del Comune di residenza

Documentazione
Nessuna

Costo del Servizio
- in carta libera, in lire italiane 500, in euro 0,26;
- in carta da bollo, in lire italiane 21.000, in euro 10,85;


Tzitadinus istranzus

Tzitadinus istranzus

Cittadini Stranieri


Denuncia di Residenza con provenienza dall'Estero
Quali documenti occorrono per IMMIGRAZIONE E CAMBIO DI RESIDENZA
Passaporto non scaduto oppure la carta d'identita' del proprio paese(solo per i cittadini della Comunita' Europea) o carta d'identita' rilasciata da un altro Comune italiano. Permesso di soggiorno valido per tutti coloro che si iscrivono (se primo rilascio deve avere validita' pari o superiore a tre mesi); Documenti originali (matrimonio, divorzio, vedovanza, ecc.) relativi allo stato civile delle persone. Se si e' titolari di patente di guida italiana e/o di carte di circolazione di veicoli (ad esclusione di autobus, veicoli destinati al trasporto di cose di massa complessiva alle 6 tonnellate,taxi,veicoli adibiti a noleggio con conducente) si deve compilare un modulo che viene consegnato al momento della prenotazione.

Tali documenti possono consistere in:
originali rilasciati dalle competenti autorita' dello Stato in cui si e' verificato l'evento, accompagnati da una traduzione in italiano conforme al testo straniero; originali legalizzati rilasciati dalle competenti autorita' dello Stato in cui si e' verificato l'evento che potranno essere tradotti e giurati presso la Pretura; una dichiarazione contenente tutti i dati anagrafici rilasciata dal proprio consolato o ambasciata, con firma legalizzata presso la competente Prefettura.

ATTENZIONE!!! E' INDISPENSABILE LA PERFETTA RISPONDENZA FRA I DATI CONTENUTI NEL DOCUMENTO DI IDENTITA' ED I DATI RISULTANTI DAL PERMESSO DI SOGGIORNO. NON SARA' POSSIBILE OTTENERE LA CERTIFICAZIONE DEI DATI INERENTI LO STATO CIVILE SENZA AVER PRESENTATO LA DOCUMENTAZIONE INDICATA AL PUNTO 3.

Quali documenti occorrono per il CAMBIO DI INDIRIZZO
Documento di identita' valido ( passaporto o carta di identita') Permesso di soggiorno valido (di tutte le persone che cambiano indirizzo) Se si e' titolari di patente di guida italiana e/o di carte di circolazione, compilazione dei moduli come previsto al precedente punto 4.

LA REGISTRAZIONE IN ANAGRAFE DELLE RICHIESTE DI IMMIGRAZIONE, CAMBIO DI RESIDENZA E CAMBIO DI INDIRIZZO VIENE EFFETTUATA SOLO DOPO L'ESITO POSITIVO DEGLI ACCERTAMENTI CHE VENGONO SVOLTI DALLA POLIZIA MUNICIPALE IN ORDINE ALLA REALE PRESENZA STABILE DEI RICHIEDENTI NELL'ABITAZIONE INDICATA. IN CASO DI ESITO POSITIVO DELL'ACCERTAMENTO LA DATA DI DECORRENZA, DELL'ISCRIZIONE O DEL CAMBIAMENTO,SARA' COMUNQUE QUELLA IN CUI E' STATA PRESENTATA LA RICHIESTA ALLO SPORTELLO ANAGRAFICO.

Tutti coloro che si iscrivono, cambiano residenza o indirizzo sono tenuti a presentare denuncia alla Direzione Tributi relativamente alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Il modello da riempire (vedi voce "cambio di indirizzo " e" cambio di residenza") verra' consegnato allo sportello presso l'ufficio Anagrafe.
Rilascio del Permesso di Soggiorno per extra-UE
(T.U. art. 5 - D.P.R. art. 9, 10, 11, 12 e 13) Lo straniero che, a richiesta degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza, non esibisce, senza giustificato motivo, il passaporto o altro documento d’identificazione, o il permesso o la carta di soggiorno, è punito con l’arresto fino a 6 mesi e l’ammenda fino a £ 800.000.

a) Richiesta
Il permesso di soggiorno deve essere richiesto alla questura della provincia in cui lo straniero intende stabilirsi entro 8 giorni lavorativi dal suo ingresso in Italia. La richiesta deve essere compilata sul modulo rilasciato dalla questura: al momento della presentazione viene rilasciata una ricevuta con l’indicazione del giorno di ritiro del permesso di soggiorno.

Nella domanda lo straniero deve indicare
- le proprie generalità complete e quelle degli eventuali figli minori conviventi, per i quali sia prevista l’iscrizione nel permesso di soggiorno del genitore
- il luogo dove dichiara di voler soggiornare
- il motivo del soggiorno

Deve inoltre allegare
- il passaporto o altro documento di viaggio riconosciuto equivalente, nel quale sia stato apposto, se richiesto, il visto d’ingresso
- la documentazione, nei casi di soggiorno diversi da quelli per motivi di lavoro, attestante la disponibilità dei mezzi economici per il ritorno nel Paese di provenienza
- 4 fotografie formato tessera (allo straniero può essere richiesto di farsi ritrarre da apposita apparecchiatura per il trattamento automatizzato dell’immagine, in dotazione all’ufficio)

L’ufficio trattiene copia della documentazione esibita e può richiedere l’esibizione della documentazione o di altri elementi occorrenti per comprovare:
- l’esigenza del soggiorno, per il tempo richiesto
- la disponibilità dei mezzi di sussistenza sufficienti, commisurati ai motivi ed alla durata del soggiorno, rapportati al numero delle persone a carico
- la disponibilità di altre risorse o dell’alloggio, nei casi in cui tale documentazione sia requisito per il rilascio del permesso di soggiorno.

La suddetta documentazione non è richiesta ai richiedenti asilo, agli stranieri ammessi al soggiorno per motivi di protezione sociale ed a coloro che rientrino in progetti di protezione temporanea per rilevanti esigenze umanitarie (conflitti, disastri naturali, ecc.).

b) Richiesta di permesso di soggiorno in casi particolari
- per gli stranieri che intendono soggiornare in Italia per un periodo non superiore a 30 giorni, l’esemplare della scheda rilasciata per ricevuta sostituisce il permesso di soggiorno per i 30 giorni successivi alla data d’ingresso nel territorio nazionale
- quando si tratta di soggiorno per turismo, di durata non superiore a 30 giorni, di gruppi guidati, la richiesta del permesso di soggiorno può essere effettuata dal capo gruppo
- per il soggiorno da trascorrersi presso convivenze civili o religiose, presso ospedali o altri luoghi di cura, la richiesta del permesso di soggiorno può essere presentata dall’esercente della struttura ricettiva o da chi presiede le case, gli ospedali, gli istituti o le comunità in cui lo straniero è ospitato.

Gli stranieri che soggiornano in Italia per un periodo non superiore ai 30 giorni sono esentati dall’obbligo di comunicare alla questura competente per il territorio, entro i 15 giorni successivi, le eventuali variazioni del proprio domicilio abituale.

c) Rilascio e durata
Il permesso di soggiorno è rilasciato per i motivi e la durata indicati nel visto d’ingresso e non può comunque essere:
- superiore a tre mesi per visite, affari e turismo (vale anche per i permessi di soggiorno per turismo rilasciati dai Paesi Schengen)
- superiore a sei mesi per lavoro stagionale, o a nove mesi per lavoro stagionale nei settori che richiedono tale estensione
- superiore ad un anno, in relazione alla frequenza di un corso di studio o di formazione debitamente certificati. E’ rinnovabile però nel caso di corsi pluriennali
- superiore a due anni per lavoro autonomo, subordinato a tempo indeterminato e per ricongiungimenti familiari

Per richiesta di asilo e per emigrazione in un altro Paese sarà per la durata della procedura occorrente. Per acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, a favore dello straniero già in possesso del permesso di soggiorno per altri motivi, sarà per la durata del procedimento di concessione o di riconoscimento.

Il permesso di soggiorno contiene l’indicazione del codice fiscale.

All’atto del ritiro dovrà essere esibita la documentazione attestante l’assolvimento degli obblighi in materia sanitaria (iscrizione al S.S.N.).

d) Rinnovo
Il rinnovo del permesso di soggiorno deve essere richiesto al questore della provincia in cui si trova lo straniero almeno 30 giorni prima della scadenza ed è rinnovato per una durata non superiore al doppio di quella stabilita con il rilascio iniziale.
Ai fini del rinnovo la questura può richiedere documentazione comprovante la disponibilità di un reddito, da lavoro o da altra fonte lecita, sufficiente al sostentamento proprio e dei familiari conviventi a carico. Tale documentazione può essere accertata d’ufficio sulla base di una dichiarazione temporaneamente sostitutiva resa dall’interessato con la richiesta di rinnovo.
La perdita del posto di lavoro, anche per dimissioni, non costituisce comunque motivo per privare il lavoratore, e i suoi familiari legalmente residenti, del permesso di soggiorno. Lo straniero può, infatti, essere iscritto nelle liste di collocamento per il periodo di residua validità del permesso di soggiorno e comunque per un periodo non inferiore ad un anno.
I permessi di soggiorno per turismo possono essere rinnovati solo se ricorrono seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali.
Il permesso di soggiorno non può essere rinnovato o prorogato quando risulta che lo straniero abbia interrotto il soggiorno in Italia per un periodo continuativo di oltre 6 mesi, o, per i permessi di soggiorno di durata almeno biennale, per un periodo continuativo superiore alla metà del periodo di validità del permesso di soggiorno, salvo che detta interruzione sia dipesa dalla necessità di adempiere agli obblighi militari o da altri gravi e comprovati motivi.

e) Rifiuto
Quando il permesso di soggiorno è rifiutato, la questura avvisa l’interessato che, sussistendone i presupposti, si procederà nei suoi confronti per l’applicazione dell’espulsione.
Allo straniero è concesso un periodo di 15 giorni lavorativi per presentarsi al posto di polizia di frontiera indicato e lasciare volontariamente l’Italia, con l’avvertenza che, in mancanza, si procederà all’emissione del provvedimento di espulsione.
Anche fuori dei casi d’espulsione, quando occorra rimpatriare lo straniero, il prefetto avverte il console dello Stato d’appartenenza per gli eventuali provvedimenti di competenza e può disporne il rimpatrio, munendolo di foglio di via obbligatorio, o concedergli un termine, non superiore a dieci giorni, per presentarsi al posto di polizia di frontiera specificatamente indicato e lasciare l’Italia.

Come e dove si presenta il ricorso?
Il ricorso deve essere presentato entro 60 giorni al TAR del luogo in cui ha sede l’autorità che ha emanato il rifiuto, e deve essere presentato da un avvocato.

f) Conversione del permesso di soggiorno
Il permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato o autonomo e per motivi familiari può essere utilizzato anche per le altre attività consentite allo straniero, anche senza conversione o rettifica, per il periodo di validità del permesso.
-il permesso di soggiorno per lavoro subordinato (non stagionale) consente l’esercizio di lavoro autonomo, sempre che sussistano i requisiti o le condizioni previste dalla normativa vigente per l’esercizio di attività lavorativa in forma autonoma, nonché l’esercizio di attività lavorativa in qualità di socio lavoratore di cooperative
- il permesso di soggiorno per lavoro autonomo consente l’esercizio di lavoro subordinato, previa iscrizione alle liste di collocamento o, se il rapporto di lavoro è in corso, previa comunicazione del datore di lavoro alla Direzione provinciale del lavoro
- il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare o per ingresso al seguito del lavoratore consente l’esercizio del lavoro subordinato e del lavoro autonomo
- il permesso di soggiorno per studio o formazione consente l’esercizio di attività lavorative subordinate per un periodo non superiore a 20 ore settimanali, anche cumulabili per 52 settimane, fermo restando il limite annuale di 1.040 ore

Con il rinnovo è rilasciato un permesso di soggiorno per l’attività effettivamente svolta.

Il permesso di soggiorno per studio o formazione, salvo che sia diversamente stabilito da accordi internazionali o dalle condizioni per le quali lo straniero è ammesso a frequentare corsi di studio o di formazione in Italia, può essere convertito, prima della scadenza, in permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato o autonomo, nei limiti delle quote fissate annualmente attestati dalla Direzione provinciale del lavoro, previa idonea documentazione riguardante il rapporto di lavoro subordinato o, in caso di lavoro autonomo, previa presentazione del titolo abilitativo o autorizzatorio, nonché di ogni altro adempimento amministrativo richiesto e della documentazione comprovante la disponibilità finanziaria occorrente per l’esercizio dell’attività.
Ricongiungimento del nucleo familiare
1) Richiesta del nulla osta

Soggetti interessati
- lo straniero in possesso di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno, rilasciato per lavoro subordinato, lavoro autonomo, studio, asilo politico, motivi religiosi, o titolare di carta di soggiorno, può richiedere il ricongiungimento familiare con il coniuge, con i figli minori a carico, anche se adottati, affidati o sottoposti a tutela, con i genitori a carico e con i parenti entro il terzo grado a carico ed inabili al lavoro per la legge italiana
- lo straniero regolarmente soggiornante in Italia da almeno un anno, che abbia contratto matrimonio nel territorio dello Stato con un cittadino italiano o di uno Stato appartenente all’Unione Europea, o con cittadini stranieri regolarmente soggiornanti
- il visto può essere richiesto anche dal genitore naturale di figlio minore regolarmente soggiornante in Italia, il quale dovrà dimostrare entro un anno dall’ingresso in Italia il possesso dei requisiti per il ricongiungimento familiare (disponibilità d’alloggio e di reddito).

L’ITER PER IL RILASCIO DEL VISTO HA INIZIO CON LA RICHIESTA DI NULLA OSTA che lo straniero che richiede il ricongiungimento dall’Italia deve presentare alla questura di residenza

Organi di riferimento
- Questura
- Azienda Sanitaria Locale oppure Ufficio Tecnico del Comune / Servizio Casa

Documenti richiesti
Lo straniero che intende richiedere il nulla osta per ricongiungimento familiare deve dimostrare di essere in possesso:
- della documentazione comprovante la disponibilità di un alloggio, che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Tale attestazione la rilascia l'Ufficio Tecnico del Comune/Servizio Casa, allegando alla richiesta, fatta su apposito modulo, la fotocopia del contratto di affitto (solo se nel contratto è indicata la superficie dell’alloggio) e la planimetria catastale relativa all’alloggio. Altrimenti si può presentare il certificato di idoneità igienico - sanitaria rilasciato dall’Azienda Sanitaria Locale competente per territorio
- di reddito annuo non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale per ricongiungersi con una persona, pari al doppio per ricongiungersi con due persone, ecc. Nella determinazione del reddito si tiene conto anche del reddito dei familiari conviventi con il richiedente

Il rilascio del nulla osta deve avvenire entro 90 giorni. Una volta ottenuto, va spedito al familiare che deve entrare in Italia.

Decorso detto termine l’interessato può ottenere il visto d’ingresso direttamente dalle autorità diplomatiche o consolari italiane nel Paese d’origine, che chiederanno l’esibizione del passaporto e della documentazione di viaggio.

Tutela
Avverso il diniego del nulla osta, nonché di ogni atto in materia di diritto all’unità familiare, può essere presentato ricorso dall’interessato al Tribunale del luogo in cui risiede.

2) Visto di ingresso

Organi di riferimento
Rappresentanza diplomatica o consolare Italiana nel Paese di origine.

Documenti richiesti
Nella domanda lo straniero deve indicare:
- le proprie generalità e quelle di eventuali familiari a seguito
- gli estremi del passaporto o di un altro documento di viaggio equivalente
- il luogo dove è diretto
- il motivo e la durata del soggiorno

Deve inoltre allegare:
- il passaporto o altro documento di viaggio equivalente
- la documentazione concernente la finalità del viaggio (per ricongiungimento familiare)
- nulla osta al ricongiungimento familiare rilasciato dalla questura di residenza del cittadino straniero al quale si ricongiunge. Nel caso in cui la questura non abbia emesso il nulla osta entro 90 giorni, lo straniero può presentare copia degli atti e ricevuta della documentazione presentata, contrassegnata con timbro datario e sigla dell’incaricato al ricevimento (documentazione che gli sarà stata spedita dal familiare in Italia)
- la documentazione comprovante i presupposti di parentela, minore età o inabilità al lavoro e di convivenza. I certificati, rilasciati dalla competente autorità dello Stato di appartenenza, devono essere tradotti e legalizzati dalla rappresentanza consolare italiana

Tutela
Il visto è rilasciato entro 90 giorni dalla data di richiesta.
Avverso il diniego del visto lo straniero può presentare ricorso al TAR del Lazio, pertanto è necessario rivolgersi ad un avvocato.

3) Permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare
Una volta entrato in Italia, lo straniero dovrà richiedere, entro 8 giorni dall’ingresso, il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare, la cui durata corrisponderà a quella del permesso di soggiorno del familiare cui lo straniero si è ricongiunto. Il titolare del permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare ha accesso al Servizio Sanitario Nazionale, all’iscrizione nelle liste di collocamento, allo studio, al lavoro sia in forma subordinata che autonoma.

Organi di riferimento
Questura

Documenti richiesti
Lo straniero dovrà esibire per il rilascio del primo permesso di soggiorno e per i successivi rinnovi la seguente documentazione:
- 3 fototessere
- fotocopia del passaporto (solo le pagine relative all’identificazione, al visto ed alla validità)
- nulla osta della questura (fotocopia)
- polizza assicurativa italiana o straniera valida sul territorio nazionale o iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale
- dichiarazione di presa a carico del familiare a cui lo straniero si è ricongiunto (modulo da ritirare in questura)
- fotocopia del permesso di soggiorno del familiare a cui lo straniero si è ricongiunto
- marca da bollo da £ 20.000 (al rinnovo ed al primo rilascio)


Identidadi personali

Identidadi personali

Identità personale


Stato di famiglia
Riporta la composizione della famiglia anagrafica e cioè: un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione tutela o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso comune. Si richiede il certificato presso l'ufficio Anagrafe o presso le sedi decentrate.

ATTENZIONE vedi AUTOCERTIFICAZIONE: Questo certificato puo'essere sostituito con una dichiarazione scritta su un normale foglio di carta e presentata o spedita a qualsiasi ufficio pubblico o gestore di pubblico servizio.

Requisiti
Essere iscritto nel registro anagrafico della popolazione residente del Comune.

Documentazione
Nessuna

Costo del Servizio
- Lire italiane 500 (Euro 0,26) per il rilascio di un certificato in carta libera
- lire italiane 21.000 (Euro 10,85) per il rilascio di un certificato in carta da bollo

Note
Tutte le persone risultanti ad uno stesso indirizzo, in una medesima unità immobiliare, risulteranno in un unico stato di famiglia, purche' legate da vincolo di matrimonio, parentela, affinita', adozione, tutela o da vincoli affettivi.

Ogni stato di famiglia ha un Intestatario Scheda (IS) che è la persona a cui far riferimento per le relazioni fra i vari componenti.
Cambio del Cognome
Il cittadino, motivando le ragioni per il quale chiede una modifica del proprio nome o cognome, dovra’ formulare una richiesta al Ministero dell’Interno, tramite la locale Prefettura.

Il decreto con la modifica o l’aggiunta, dovra’ essere trascritto nei registri dello stato civile del Comune di nascita, su richiesta dell’interessato.
Rilascio della Carta di Identità
PER CHI LA RICHIEDE PER LA PRIMA VOLTA

CITTADINI MAGGIORENNI
Presentarsi personalmente allo sportello con:
- 3 fotografie recenti a mezzo busto e senza cappello
- documento di identificazione

Consegnando questi documenti la carta d'identità viene rilasciata direttamente all'interessato, attendendo il tempo necessario alla redazione. Se non si possiede altro documento, l'identificazione avviene mediante 2 testimoni maggiorenni.

Se si vuole il documento valido per l'espatrio occorre:
sottoscrivere sul modello fornito dall'impiegato allo sportello, la dichiarazione che non ci si trovi in alcuna delle condizioni ostative previste per il rilascio del passaporto , ovvero:

PER LA TUTELA DEI MINORI
I genitori separati legalmente,divorziati, vedovi,celibi o nubili,che hanno figli minori,hanno l'obbligo di munirsi dell'autorizzazione del Giudice Tutelare.
Tale documentazione è necessaria anche quando nella sentenza di separazione legale o di divorzio, vi è espressamente indicato che i coniugi si danno il reciproco assenso all'espatrio.

L'autorizzazione del Giudice Tutelare non è necessaria quando il richiedente abbia l'assenso dell'altro genitore legittimo da cui non sia legalmente separato e che dimori nel territorio della Repubblica.(Legge 1185 del 21/11/67 art.3 comma b) L'autorizzazione non occorre per i genitori naturali conviventi.

ELENCO DEGLI STATI CHE RICONOSCONO LA VALIDITA' DELLA CARTA D'IDENTITà AI FINI DELL'INGRESSO NEI RISPETTIVI TERRITORI
(Stati per i quali la Carta d'identità costituisce titolo equipollente al passaporto)
- AUSTRIA - BELGIO - CIPRO - CROAZIA - DANIMARCA - FINLANDIA - FRANCIA - GERMANIA - - GRAN BRETAGNA - GRECIA - IRLANDA - ISLANDA - LIECHTENSTEIN - LUSSEMBURGO - MALTA - MONACO - NORVEGIA - OLANDA - PORTOGALLO - SLOVENIA - SPAGNA - SVEZIA - SVIZZERA - - UNGHERIA. - MACEDONIA : Solo se la carta d'identità è accompagnata da apposito tesserino rilasciato alla frontiera previo pagamento di una somma di circa £.50.000( € 25,82). - MAROCCO - TUNISIA - TURCHIA : Solo per chi vi si reca con viaggio organizzato.

CITTADINI STRANIERI RESIDENTI
presentarsi personalmente presso lo sportello con:
- 3 fotografie recenti a mezzo busto e senza cappello; - documento di identificazione; - permesso di soggiorno non scaduto ( in originale )

N.B. Ai cittadini stranieri la carta d'identità viene sempre rilasciata con la dicitura carta d'identità non valida per l'espatrio.

CITTADINI MINORENNI
(da 15 anni e un giorno a 18 anni) presentarsi personalmente presso lo sportello con:
- 3 fotografie recenti a mezzo busto senza cappello;
- documento di identificazione;

Consegnando questi documenti la carta d'identità viene rilasciata direttamente all'interessato, attendendo il tempo necessario alla redazione. Se non si possiede un documento l'identificazione avviene mediante un genitore esercente la podestà, munito di un documento.

Se si vuole che il documento sia valido per l'espatrio occorre:
- sottoscrivere la dichiarazione, da parte di chi esercita la podestà su un modello fornito dall'impiegato allo sportello, che il minore non si trova in alcuna delle condizioni ostative previste per il rilascio del passaporto e il relativo assenso all'espatrio.

N.B. la dichiarazione deve essere sottoscritta da entrambi i genitori. nel caso di rifiuto all'assenso da parte di un genitore è possibile supplire a ciò mediante l'autorizzazione del Giudice Tutelare.

RINNOVO DELLA CARTA D'IDENTITA'
La carta d'identità è valida per 5 anni dalla data di rilascio (la data di rilascio figura sotto la fotografia)
- Cittadini Italiani:occorre presentarsi solo con il documento scaduto (se scaduto da molto tempo occorre un altro documento valido o 2 testimoni)e 3 fotografie.
- Nel caso di genitore legalmente separato,vedovo,divorziato,celibe o nubile, con figli minori vedere la nota al punto 1 "Per la tutela dei minori".
- Cittadini Stranieri: valgono le indicazioni riportate per i cittadini italiani, inoltre occorre presentare il permesso di soggiorno valido ed in originale.
- Se la carta d'identità è scaduta da molto tempo o deteriorata presentarsi con il passaporto o per i cittadini stranieri comunitari la carta d'identità del loro paese.
- Nel caso di furto o smarrimento,occorre presentare quanto sopra elencato e la denuncia resa presso le Autorità competenti(Commissariato di Polizia o Stazione dei Carabinieri).

Requisiti
Aver compiuto 15 anni e essere iscritti nell'archivio della popolazione residente del Comune.

Documentazione
Documento di identità o testimoni.

Minori di anni 18
- Non valida per l'espatrio: 1 genitore o un documento di identità;
- valida per l'espatrio: entrambi i genitori muniti di un documento di identità;

Cittadini stranieri
- documento identità (passaporto oppure per i cittadini della comunità europea,carta d'identità del proprio paese d'origine)
- permesso di soggiorno.
Carta di Identità elettronica
Il piano di azione individua nella carta di identità elettronica lo strumento che consente l’accesso a tutti quei servizi, erogati per via telematica dalla pubblica amministrazione, che richiedono l’identificazione certa del titolare.
Essa appare quindi come uno strumento indispensabile per lo sviluppo dei servizi di e-government a maggior valore aggiunto, che necessitano di condizioni di certezza e sicurezza (ad esempio accesso ad archivi personalizzati).

La carta di identità elettronica consentirà la sottoscrizione, valida legalmente, dei documenti trasmessi per via telematica (come previsto dal d.P.R. 513/97 ora d.P.R. 445/2000).
Recentemente ha preso il via la prima fase del progetto che prevede la sperimentazione del circuito di emissione da parte di alcuni dei Comuni che hanno inviato il progetto di sperimentazione al Ministero dell’Interno (83 comuni su 156); a tali comuni verranno consegnate un totale di 100.000 carte al fine di sperimentare il circuito di emissione e i servizi a carattere locale che le amministrazioni intenderanno fornire ai cittadini.

Completata questa fase, si procederà quindi alla emissione di 1.000.000 di carte di identità utilizzabili anche per accedere ad alcuni servizi nazionali precedentemente individuati e testati.
L’action plan prevede inoltre quale condizione necessaria dei comuni per emettere la CIE, la predisposizione di anagrafi indirizzabili tramite l’indice delle anagrafi e i comuni saranno tenuti a notificare al Ministero dell’Interno solamente quegli eventi anagrafici che producono variazioni all’indice.
Stato libero
E' un certificato che serve a comprovare la libertà di stato di una persona
(celibe/nubile; vedovo/a; già coniugato/a) anche per poter contrarre matrimonio.

Lo si ottiene rivolgendosi agli sportelli anagrafici del Comune di residenza.

ATTENZIONE vedi AUTOCERTIFICAZIONE
Questo certificato puo'essere sostituito con una dichiarazione scritta su un normale foglio di carta e presentata o spedita a qualsiasi ufficio pubblico o gestore di pubblico servizio.
L'autocertificazione non e' utilizzabile per contrarre matrimonio.

Requisiti
Essere residente nel Comune

Documentazione
Nessuna

Costo del Servizio
Certificato in carta libera, lire italiane 500 (Euro 0,26);
Certificato in carta da bollo,lire italiane 21.000 (Euro 10,85);

Note
N.B. Per le pubblicazioni di matrimonio esiste un certificato contestuale contenente la residenza, la cittadinanza e lo stato libero.
Certificato di esistenza in vita
E' una dichiarazione (certificato) dell'Ufficiale d'Anagrafe che non ha ricevuto alla data del rilascio, notizia del decesso della persona.
Si richiede presentandosi agli sportelli dell'Anagrafe o presso le sedi decentrate,piu' avanti indicate dettagliatamente.

Requisiti
Essere iscritti anagraficamente nel registro della popolazione residente del Comune

ATTENZIONE vedi AUTOCERTIFICAZIONE
Questo certificato puo'essere sostituito con una dichiarazione scritta dall'interessato su un normale foglio di carta e presentata o spedita a qualsiasi ufficio pubblico o gestore di pubblico servizio.

Documentazione
Nessuna

Costo del Servizio
Certificato in carta libera, lire italiane: 500, in euro:0,26.
Certificato in carta da bollo,lire italiane: 21.000, in euro:10,85.
Certificato di residenza
E' il certificato d'iscrizione nel registro della popolazione residente nel Comune certifica cioè il requisito della dimora abituale.
Si richiede il certificato presso l'Ufficio Anagrafe o le sedi decentrate.

ATTENZIONE
Questo certificato può essere sostituito da una dichiarazione scritta su un normale foglio di carta e presentata o spedita a qualsiasi ufficio pubblico o gestore di pubblico servizio.

Requisiti
Essere iscritti nel registro della popolazione residente del Comune

Documentazione
Nessuna

Costo del Servizio
- Certificato in carta libera £ 500 (Euro 0,26)
- Certificato in carta da bollo: £. 21.000 (Euro 10,85)
Certificato di Cittadinanza
Certifica il possesso della cittadinanza italiana.
Si richiede il certificato all'Anagrafe.

Requisiti
Essere residenti nel Comune

ATTENZIONE vedi AUTOCERTIFICAZIONE
Questo certificato puo'essere sostituito con una dichiarazione scritta su un normale foglio di carta e presentata o spedita a qualsiasi ufficio pubblico o gestore di pubblico servizio.

Documentazione
Nessuna

Costo del Servizio
- Certificato in carta libera
- Certificato in carta da bollo £. 21.000 (Euro 10,85).

Note
Certifica il possesso della cittadinanza italiana e pertanto viene rilasciato soltanto ai cittadini italiani.
Autenticazione di firme e fotografie
Serve a comprovare l'autenticita'di una fotografia, di una firma, di una copia, di un documento.
Vengono rilasciate le seguenti autenticazioni

COPIA (D.P.R. 445/2000")
Consiste in un'attestazione di conformità con un originale da parte del pubblico ufficiale autorizzato. Può essere autenticata dal pubblico ufficiale dal quale è stato emesso o presso il quale è depositato l'originale, o al quale deve essere prodotto il documento nonché da un notaio, segretario comunale o altro funzionario incaricato dal Sindaco (Anagrafe). Il cittadino può autenticare le copie degli atti e documenti, producendo gli originali degli stessi unitamente alla copia da autenticare. Le copie autentiche possono essere validamente prodotte in sostituzione degli originali.

SOTTOSCRIZIONI (firme) (D.P.R. 445/2000")
Consiste nell'attestazione da parte del dipendente addetto a ricevere la documentazione, notaio, cancelliere, segretario comunale o al funzionario incaricato dal Sindaco, che firma in calce alle dichiarazioni è stata apposta in sua presenza dall'interessato, previa sua identificazione.

Attenzione: il D.P.R. 445/2000 (T.U.):prevede che le firme sulle istanze rivolte alla Pubblica Amministrazione e a gestori di pubblici servizi nonché le domande di concorso non debbano più essere autenticate.

DI FOTOGRAFIE
Per il rilascio delle foto legalizzate per passaporto, porto d'armi, licenza di caccia e pesca, patente di guida,o nei casi previsti da disposizioni di legge, l'autentica può effettuarsi solo in presenza dell'interessato.

Per i soggetti minorenni l'autentica, relativamente ai casi sopra esposti e per la conduzione di ciclomotori(dai 14 ai 15 anni), è consentita solo in presenza del genitore esercente la potestà o del Tutore.

Per autenticare
COPIA CONFORME ALL'ORIGINALE
Portare il documento originale, copia da autenticare e un documento di riconoscimento. L'autenticazione può essere richiesta anche da persona diversa dall'interessato e in Comune diverso da quello di residenza.

SOTTOSCRIZIONI (firme)
Presentarsi personalmente con un documento di riconoscimento. Salvo diversamente disposto dalla normativa vigente, non è possibile l'autenticazione della firma a domicilio da parte del funzionario incaricato dal Sindaco.

N.B. solo per gravi motivi (malattia, invalidità, ecc.) si procede all'autenticazione della firma (es. delega di pensione) al domicilio dell'interessato che sia in grado di intendere e volere ed in possesso di documento di identità in corso di validità, o di due testimoni con documenti validi.


Fillus e fillas

Fillus e fillas

Figli e Figlie


Riconoscimento maternità e paternità
Dichiarazione per il riconoscimento di un figlio naturale successivamente alla denuncia di nascita.

La dichiarazione puo' essere resa davanti all'Ufficiale di Stato Civile del Comune dove e' avvenuta la nascita od in un altro Comune della Repubblica. Per informazioni o chiarimenti rivolgersi all'Ufficio Stato civile.
Certificato di nascita
Requisiti
Essere residenti nel Comune

ATTENZIONE VEDI AUTOCERTIFICAZIONE
Questo certificato puo'essere sostituito con una dichiarazione,scritta su un normale foglio di carta e presentata o spedita a qualsiasi Ufficio Pubblico o gestore di pubblico servizio.

Documentazione
Nessuna

Costo del Servizio
Certificato anagrafico di nascita: in carta libera, lire italiane 500 (Euro 0,26)
Estratto di nascita
Dall'ATTO DI NASCITA è possibile ottenere le seguenti certificazioni:
- Certificato di nascita; - Estratto di nascita; - Copia integrale dell'atto di nascita.


NATI PRIMA DELL'ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE 127/97 (In vigore dal 18.5.97)

CERTIFICATO DI NASCITA
Certifica il cognome,nome,data e luogo di nascita e numero dell'atto di nascita.
Si può ottenere sia nel Comune di nascita che nel Comune di residenza al momento della nascita. Nel Comune di attuale residenza ,si può ottenere con il certificato contestuale un anagrafico di nascita.

ESTRATTO DI NASCITA
Certifica il cognome, prenome, prenomi aggiuntivi, sesso, luogo di nascita, ora, giorno, mese e anno di nascita, numero dell' atto ed eventuali annotazioni marginali (matrimonio,decesso ecc.)
Possono inoltre essere indicate le generalità dei genitori su richiesta dell'interessato. L'estratto di nascita,si ottiene solo nel comune di nascita.Può essere rilasciato anche su modello internazionale ( plurilingue) previa richiesta dell'interessato.

COPIA INTEGRALE DELL'ATTO DI NASCITA
E' la copia conforme all'atto originale che riporta integralmente tutti i dati.
Comprende tutte le annotazioni apposte sull'atto relative a matrimonio, adozione, cambio di nome e cognome, morte ecc. La copia integrale dell'atto di nascita,si ottiene solo nel comune di nascita, previa richiesta dell’interessato.


NATI TRA L'INTRODUZIONE DELLA LEGGE 127/97 ( cioè dopo il 18.5.97 ) E PRIMA DELL’ENTRATA IN VIGORE DEL D.P.R. 396/2000.

CERTIFICATO DI NASCITA
Certifica il cognome,nome,data e luogo di nascita,il comune della registrazione di nascita e numero dell'atto di nascita.Se la dichiarazione di nascita è stata resa presso il centro di nascita (direzione sanitaria dell’ospedale o della casa di cura), si ottiene sempre nel Comune di residenza dei genitori e se la residenza di questi ultimi è diversa, nel comune di residenza della madre. Se la dichiarazione è stata resa dai genitori, nel comune di nascita si ottiene in quel comune o in quello di residenza.

ESTRATTO DI NASCITA
Certifica il cognome, prenome, prenomi aggiuntivi, sesso, luogo di nascita, ora, giorno, mese e anno di nascita,comune di registrazione della nascita, numero dell’atto ed eventuali annotazioni marginali (matrimonio,decesso ecc.)

Possono inoltre essere indicate le generalità dei genitori su richiesta dell'interessato.
L’estratto si ottiene, solo nel Comune di residenza dei genitori e se diversa, nel comune di residenza della madre se la dichiarazione di nascita è stata resa presso la direzione sanitaria dell’ospedale o della casa di cura. L'estratto di nascita può essere rilasciato anche su modello internazionale (plurilingue) previa richiesta dell'interessato o di un familiare.
COPIA INTEGRALE DELL'ATTO DI NASCITA
E' la copia conforme all'atto originale che riporta integralmente tutti i dati.
Comprende tutte le annotazioni apposte sull'atto relative a matrimonio, adozione, cambio di nome e cognome, morte ecc. La copia integrale di nascita si ottiene, solo nel Comune di residenza dei genitori e se diversa, nel comune di residenza della madre, se la dichiarazione è stata resa dai genitori nel comune di nascita, si ottiene in quel comune.


NATI DOPO L'INTRODUZIONE DELLA LEGGE 127/97 (cioe' dopo il 18.5.97) ED IN SEGUITO ALL’ENTRATA IN VIGORE DEL D.P.R. 396/2000 ( cioe’ dopo il 30.3.2001)

CERTIFICATO DI NASCITA
Certifica il cognome,nome,data e luogo di nascita, comune della registrazione della nascita e numero dell'atto di nascita.

Si puo’ ottenere
- nel comune nel cui territorio è avvenuto il parto, se la dichiarazione è resa in ospedale o se entrambi i genitori vi risiedono;
- nel comune di residenza di entrambi i genitori o nel caso in cui non risiedono nello stesso comune in quello di residenza della madre.
ESTRATTO DI NASCITA
Certifica il cognome, prenome, prenomi aggiuntivi, sesso, luogo di nascita, ora, giorno, mese e anno di nascita,comune di registrazione della nascita, numero dell' atto ed eventuali annotazioni marginali (matrimonio,decesso ecc.)

Possono inoltre essere indicate le generalità dei genitori su richiesta dell'interessato o di un familiare.
L'estratto di nascita può essere rilasciato anche su modello internazionale (plurilingue) previa richiesta dell'interessato o di un familiare.

Si puo’ ottenere:
- nel comune nel cui territorio è avvenuto il parto, se la dichiarazione è resa in ospedale o se entrambi i genitori i vi risedono; - nel comune di residenza di entrambi i genitori o nel caso in cui non risiedono nello stesso comune, in quello di residenza della madre, se nella dichiarazione resa in ospedale i genitori richiedano l’invio dell’atto nel proprio comune di residenza oppure se hanno reso la dichiarazione direttamente presso il loro comune di residenza.

COPIA INTEGRALE DELL'ATTO DI NASCITA
E' la copia conforme all'atto originale che riporta integralmente tutti i dati.

Comprende tutte le annotazioni apposte sull'atto relative a matrimonio, adozione, cambio di nome e cognome, morte ecc.
Si può ottenere:
- nel comune nel cui territorio è avvenuto il parto, se la dichiarazione è resa in ospedale o se entrambi i genitori vi risiedono; - nel comune di residenza di entrambi i genitori o nel caso in cui non risiedono nello stesso comune, in quello di residenza della madre, se nella dichiarazione resa in ospedale i genitori richiedano l’invio dell’atto nel proprio comune di residenza, oppure se hanno reso la dichiarazione direttamente presso il loro comune di residenza.
Tutte le certificazioni sopra riportate si richiedono presso tutti i punti anagrafici cittadini, sotto riportati nelle SEDI DI SERVIZIO.
Denuncia di nascita
Cosa fare

Il 18 maggio 1997 e' entrata in vigore la legge 15 maggio 1997, n.127 (in Gazzetta Ufficiale del 17 maggio 1997, n.113), che ha modificato l'ordinamento dello stato civile nella parte riguardante la dichiarazione di nascita.

Prima di questa riforma, soltanto l'ufficiale di stato civile del Comune di nascita poteva ricevere la relativa dichiarazione. D'ora in poi, cio' potra' essere fatto anche presso un "centro di nascita", cioe' l'ospedale o la casa di cura dove e' nato il bambino, davanti al direttore sanitario.
Quest'ultimo, che puo' delegare per la sola ricezione della dichiarazione una persona addetta alla direzione sanitaria, deve trasmettere la dichiarazione stessa all'ufficiale di stato civile competente. Per il caso di dichiarazione fatta presso un centro di nascita, e' opportuna la formazione di un processo verbale, i cui modelli sono stati predisposti dal Ministero della Giustizia, che ha diramato una circolare di istruzioni sull'applicazione della legge n.127/1997 nell'esercizio della sua potesta' di dettare direttive in materia.
Il direttore sanitario nell'esercizio dei nuovi compiti assegnatigli dalla legge:

- riveste la qualita' di pubblico ufficiale
- e' messo dalla legge sullo stesso piano dell'ufficiale di stato civile
- ha rapporti funzionali con l'ufficiale di stato civile, con il procuratore della Repubblica presso il tribunale (che esercita la vigilanza sullo stato civile) e con il Ministero della Giustizia (per quanto gia' detto).

Quando avviene una nascita e' obbligatorio fare la dichiarazione di nascita per l'iscrizione del nuovo nato nel registro comunale dello stato civile.

CHI FA LA DICHIARAZIONE

Possono fare la dichiarazione di nascita:
- uno qualsiasi dei genitori
- soltanto uno dei genitori, nel caso di dichiarazione presso un Comune diverso da quello di nascita
- una qualsiasi persona con procura speciale di uno dei genitori
- un medico che abbia assistito al parto
- un'ostetrica che abbia assistito al parto
- qualsiasi persona che abbia assistito al parto

Chi fa la dichiarazione deve sempre rispettare l'eventuale volonta' della madre di non essere nominata.

CHI RICEVE LA DICHIARAZIONE

La dichiarazione di nascita puo' essere ricevuta, alternativamente da:
- il direttore sanitario di un centro di nascita, cioe' l'ospedale o la casa di cura dove e' avvenuta la nascita
- una persona addetta alla direzione sanitaria delegata dal direttore sanitario
- l'ufficiale di stato civile del Comune nel cui territorio e' avvenuta la nascita
- l'ufficiale di stato civile del Comune di residenza dei genitori diverso da quello di nascita
- l'ufficiale di stato civile del Comune di residenza della madre diverso da quello di nascita, quando i genitori hanno residenze differenti
- l'ufficiale di stato civile del Comune di residenza del padre diverso da quello di nascita, quando i genitori hanno residenze differenti e la madre e' d'accordo


Dove
La dichiarazione di nascita puo' essere fatta, alternativamente presso:
- un centro di nascita, cioe' l'ospedale o la casa di cura dove e' avvenuta la nascita
- il Comune nel cui territorio e' avvenuta la nascita
- il Comune di residenza dei genitori, se diverso da quello di nascita
- il Comune di residenza della madre, se diverso da quello di nascita, quando i genitori hanno residenze differenti
- il Comune di residenza del padre, se diverso da quello di nascita, quando i genitori hanno residenze differenti e sono d'accordo
(l'esistenza dell'accordo, che puo' essere raggiunto anche in modo informale, puo' essere attestato dal padre sotto la propria personale responsabilita' nella dichiarazione di nascita che acquista, per questa parte, valore di dichiarazione sostitutiva).

La dichiarazione di nascita puo' essere ricevuta, alternativamente presso:
- un centro di nascita, cioe' l'ospedale o la casa di cura dove e' avvenuta la nascita
- il Comune nel cui territorio e' avvenuta la nascita
- il Comune di residenza dei genitori, se diverso da quello di nascita
- il Comune di residenza della madre, se diverso da quello di nascita, quando i genitori hanno residenze differenti
- il Comune di residenza del padre, se diverso da quello di nascita, quando i genitori hanno residenze differenti e sono d'accordo
(l'esistenza dell'accordo, che puo' essere raggiunto anche in modo informale, puo' essere attestato dal padre sotto la propria personale responsabilita' nella dichiarazione di nascita che acquista, per questa parte, valore di dichiarazione sostitutiva).


Come
La dichiarazione deve essere fatta:
- oralmente
- senza bisogno di testimoni
- entro il termine di: tre giorni dalla nascita, se fatta presso un centro di nascita dieci giorni dalla nascita, se fatta presso un Comune

La dichiarazione deve essere ricevuta:
- iscrivendola nei registri dello stato civile, se ricevuta in Comune
- formando un verbale se ricevuta presso un centro di nascita
- senza bisogno di testimoni
- entro il termine di tre giorni dalla nascita se ricevuta presso un centro di nascita
- entro il termine di dieci giorni, se ricevuta presso un Comune

Per il caso di dichiarazione ricevuta presso un centro di nascita, il direttore sanitario ha l'obbligo di trasmettere la dichiarazione stessa, entro dieci giorni dalla sua ricezione, all'ufficiale di stato civile del Comune di residenza dei genitori del nuovo nato o, nel caso che questi abbiano residenze diverse, del Comune di residenza della madre.
Atto di nascita
La dichiarazione di nascita è resa da uno dei genitori (presentando i documenti di identità), da un procuratore speciale, ovvero dal medico o dall'ostetrica o da altra persona che ha assistito al parto, rispettando l'eventuale volontà della madre di non essere nominata. Può essere resa entro dieci giorni dalla nascita presso il comune nel cui territorio è avvenuto il parto o in alternativa, entro tre giorni, presso la direzione sanitaria dell'ospedale o casa di cura ove e' avvenuto la nascita.In quest’ultimo caso, la dichiarazione puòcontenere anche il riconoscimento contestuale del figlio naturale. Ai fini della trascrizione, la dichiarazione è trasmessa all'ufficio di stato civile del comune nel cui territorio è situato il centro di nascita o su richiesta dei genitori, al loro comune di residenza. I genitori hanno anche la facolta’ di dichiarare, entro dieci giorni dal parto, la nascita nel proprio comune di residenza. Nel caso in cui i genitori non risiedono nello stesso comune, salvo diverso accordo tra loro, la dichiarazione di nascita è resa nel comune di residenza della madre.

CITTADINI STRANIERI
Devono presentare il passaporto ed in caso di riconoscimento di figlio naturale, una dichiarazione della loro ambasciata o consolato da cui risulti che, in relazione all'applicazione del diritto internazionale privato, nulla osta al riconoscimento secondo la legge nazionale del proprio paese.
I genitori stranieri che intendono far attribuire al nato il cognome previsto dalla loro legge nazionale dovranno produrre idonea documentazione consolare o della ambasciata da cui si rilevi l'esatto cognome che il bambino dovra' assumere secondo le vigenti leggi di quello stato.

Costo del Servizio
Il servizio e' gratuito.
Domanda per Assegno di maternità
La legge finanziaria 2000 ha previsto un'indennità di maternità di sostegno per le lavoratrici meno tutelate dalle norme vigenti.
É una prestazione che spetta alle madri residenti, cittadine italiane, o comunitarie o extracomunitarie in possesso della carta di soggiorno, per i figli nati o adottati, o in affidamento preadottivo dopo il 1° luglio 2000. Per le nascite o per gli ingressi in famiglia intervenuti dal 1° gennaio 2002 al 31 dicembre 2002 l'importo intero è pari a € 1.632,58. La somma è corrisposta per intero a chi non ha diritto ad alcuna prestazione, o per differenza nei confronti di chi fruisce già di tutela, ma in misura inferiore.

Le condizioni
La corresponsione dell'assegno scatta quando si verifica uno dei seguenti casi:
- La lavoratrice già fruisce di una forma di tutela previdenziale ed ha almeno tre mesi di contribuzione compresi tra i nove e i diciotto mesi precedenti la nascita o l'ingresso in famiglia del bambino
- Ex lavoratrice (disoccupata) purché tra la data della perdita del diritto a prestazione previdenziali e la data di nascita o d'ingresso del minore non siano trascorsi più di nove mesi
- La lavoratrice che ha interrotto il rapporto di lavoro (sia per licenziamento che per dimissioni) durante il periodo di gravidanza, purché abbia tre mesi di contribuzione nel periodo che va dai diciotto mesi ai nove mesi precedenti la nascita del bambino
La domanda
Per ottenere l'indennità l'interessata deve presentare domanda all'INPS entro sei mesi dalla nascita, o dell'adozione o dell'affidamento preadottivo altrimenti perde il diritto.

ASSEGNO DI MATERNITÀ CONCESSO DAI COMUNI
É una prestazione che spetta alle madri cittadine italiane, residenti in Italia, per i figli nati dal 2 luglio 1999 in poi. L'importo dal 1° gennaio 2002 è pari a € 265,20 mensili per cinque mesi.

L'assegno spetta alla donna che:
- non ha diritto ad alcuna indennità di maternità ad altro titolo (nel caso in cui fruisca di un'indennità di maternità di importo inferiore a € 265,20 mensili può esserle riconosciuto per la differenza)
- vive in una famiglia il cui nucleo non abbia redditi superiori a determinati tetti. I redditi sono calcolati in base ai criteri stabiliti dal "redditometro".

L'assegno va chiesto al Comune di residenza e viene pagato dall'INPS.

La legge finanziaria 2000 ha esteso la prestazione alle residenti cittadine comunitarie ed extracomunitarie in possesso di carta di soggiorno. Dal 2 luglio 2000 spetta per ogni figlio nato (esempio: parto gemellare spettano due assegni) o per ogni minore adottato o in affidamento preadottivo dalla stessa data.
Scelta del pediatra
Pediatra
Il Pediatra di Libera Scelta assiste dal punto di vista sanitario bambini fino ai 14 anni, svolgendo non solo funzioni di diagnosi e cura ma anche di prevenzione e di educazione alla salute.
Viene scelto presso l’Ufficio scelta e revoca del Distretto di appartenenza fra i Pediatri convenzionati con il S.S.N. ed iscritti negli elenchi dell’Azienda Sanitaria Locale.

Prestazioni gratuite
Il Pediatra eroga gratuitamente le seguenti prestazioni:
- Visite ambulatoriali negli orari esposti all’ingresso degli ambulatori;
- Visite domiciliari in relazione alla non trasportabilità dell’assistito;
- Prestazioni aggiuntive che il pediatra ha facoltà di praticare nello Studio o al domicilio del paziente, quali ad esempio: suture di ferite superficiali, rimozione di punti di sutura e medicazione, iniezione di gamma globuline, fleboclisi e/o endovenose, terapia iniettoria desensibilizzante;
- Visite programmate al bambino da effettuarsi in fasce di età prestabilite, denominate “bilanci di salute”, mirate al controllo dello sviluppo fisico, psichico e sensoriale;
- L’assistenza programmata al domicilio dell’assistito, anche in forma integrata con l’assistenza specialistica, infermieristica e riabilitativa, in collegamento se necessario, con l’assistenza sociale;
- Visite occasionali a favore di assistiti in età pediatrica temporaneamente in Italia che siano a carico di istituzioni estere in base a convenzioni internazionali;
- Certificazioni obbligatorie di riammissione alla scuola dell’obbligo, agli asili nido, alla scuola materna e alle scuole secondarie;
- Certificazioni di idoneità allo svolgimento di attività sportive non agonistiche, di validità annuale, rilasciate a seguito di specifica richiesta dell’autorità scolastica competente e solo per le attività parascolastiche al di fuori degli orari scolastici e per i giochi della gioventù escluse le fasi nazionali;
- Proposte per indagini diagnostiche e/o visite specialistiche e cure termali;
- Certificazioni di malattia del bambino (ai fini dell’astensione dal lavoro del genitore prevista per legge);
- Rapporti di collaborazione con i medici ospedalieri in caso di ricovero;
- Compilazione della scheda sanitaria individuale e del libretto sanitario pediatrico finalizzati al miglioramento della qualità dell’assistenza;
- Educazione alla salute rivolta ai genitori ed ai bambini;
- Prescrizioni farmaceutiche nel rispetto delle leggi, dei decreti vigenti e del Prontuario Terapeutico Nazionale. Le richieste di prescrizioni farmaceutiche a carico del S.S.N. hanno, salvo casi particolari, validità 30 giorni.

Prestazioni a pagamento
Possono essere erogate a pagamento:
- Visite ambulatoriali e domiciliari nei giorni e negli orari coperti dal servizio di guardia medica;
- Visite ambulatoriali e domiciliari non urgenti richieste dai genitori dell’assistito, su appuntamento e/o in orario concordato, comunque al di fuori degli orari di apertura dell’ambulatorio dichiarati dal medico;
- Visite occasionali (cioè di coloro che si trovano occasionalmente al di fuori del proprio Comune di residenza) alle tariffe stabilite dalla legge;
- Certificati sportivi (esclusi quelli elencati tra le prestazioni gratuite);
- Certificati richiesti per colonie, soggiorni estivi, campi scout;
- Certificati che accompagnano la domanda di riconoscimento della invalidità civile.

Richiesta Assegno nucleo familiare
Aventi diritto
- Lavoratori dipendenti in attività
- Disoccupati indennizzati
- Lavoratori cassintegrati
- Lavoratori in mobilità e impiegati in lavori socialmente utili
- Lavoratori assenti per malattia o maternità
- Lavoratori richiamati alle armi
- Lavoratori in aspettativa per cariche pubbliche elettive e sindacali
- Lavoratori dell'industria o marittimi in congedo matrimoniale
- Assistiti per tubercolosi
- Pensionati ex lavoratori dipendenti
- Caratisti imbarcati sulla nave da loro stessi armata e armatori e proprietari armatori
- Soci di cooperative

L'assegno per il nucleo familiare, dal 1.1.1998, spetta anche agli iscritti alla gestione separata dei lavoratori autonomi (collaboratori coordinati e continuativi, venditori porta a porta, liberi professionisti) vedi scheda "L'ASSEGNO PER IL NUCLEO FAMILIARE PER GLI ISCRITTI NELLA GESTIONE SEPARATA DEI LAVORATORI AUTONOMI".

Part-time L'assegno per il nucleo familiare spetta anche ai lavoratori con contratto di part-time (vedi scheda PART-TIME pag. 7.51 del capitolo "I CONTRIBUTI INDIVIDUALI")

Quando spetta
Quando i redditi complessivi del nucleo familiare non superano i limiti stabiliti anno per anno dalla legge.

A chi spetta
Per i componenti del nucleo familiare, cioè
- il richiedente l'assegno
- il coniuge non legalmente ed effettivamente separato
- figli (legittimi, legittimati, adottivi, affiliati, naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell'altro coniuge, affidati a norma di legge) e i nipoti viventi a carico di ascendente diretto di età inferiore ai 18 anni
- i figli maggiorenni inabili che si trovano, per difetto fisico o mentale, nella assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi ad un proficuo lavoro.

Fanno parte del nucleo anche i fratelli, le sorelle ed i nipoti collaterali del richiedente minori di età o maggiorenni inabili a condizione che:
- siano orfani di entrambi i genitori
- non abbiano diritto alla pensione ai superstiti.

Le persone sopraindicate fanno parte del nucleo anche se:
- non sono conviventi con il richiedente (ad eccezione dei figli naturali, legalmente riconosciuti da entrambi i genitori e dei nipoti in linea diretta, per i quali è richiesta la convivenza)
- non sono a carico del richiedente
- non sono residenti in Italia (a determinate condizioni).

Il familiare di cittadino straniero ha diritto all'assegno se è cittadino della Comunità Europea. Se invece è cittadino extracomunitario di un Paese non convenzionato, ha diritto all'assegno solo se risiede in Italia.

ATTENZIONE
L'assegno per il nucleo familiare può essere pagato anche quando il nucleo sia composto da una sola persona che sia titolare di pensione ai superstiti (orfano o coniuge) sempreché lo stesso sia minorenne o maggiorenne inabile.

Quali redditi si considerano
Ai fini del diritto all'assegno, si considera la somma dei redditi complessivi assoggettabili all'IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) e i redditi di qualsiasi natura, ivi compresi - se superiori a € 1032,92 - quelli esenti da imposta e quelli soggetti a ritenuta alla fonte percepiti da tutte le persone che fanno parte del nucleo familiare nell'anno solare precedente il 1° luglio di ciascun anno. I redditi da lavoro vanno considerati al netto dei contributi previdenziali ed assistenziali.

Quali redditi non si calcolano
Non sono considerati redditi, ai fini del diritto all'assegno:
- le pensioni tabellari ai militari di leva vittime di infortunio
- le pensioni di guerra
- le rendite INAIL
- le indennità di accompagnamento agli inabili civili, ai ciechi civili assoluti, ai minori invalidi non deambulanti
- l'indennità ai ciechi parziali e ai sordi prelinguali
- l'indennità di frequenza ai minori mutilati e invalidi civili
- gli assegni di superinvalidità sulle pensioni privilegiate dello Stato
- le indennità di accompagnamento ai pensionati di inabilità INPS
- le indennità di trasferta per la parte esclusa da IRPEF
- i trattamenti di famiglia
- i trattamenti di fine rapporto o sue anticipazioni
- gli arretrati delle integrazioni salariali.

ALMENO IL 70%
L'assegno spetta solo se nel nucleo familiare la somma dei redditi derivanti da lavoro dipendente, da pensione o da prestazione previdenziale derivante sempre da lavoro dipendente è pari almeno al 70% dell'intero reddito familiare.

La domanda
Per ottenere il pagamento dell'assegno, l'interessato deve presentare domanda, utilizzando l'apposito modulo predisposto dall'INPS. Insieme alla domanda vanno presentati anche i documenti di volta in volta necessari, indicati nel modulo.

La domanda va presentata:
- al proprio datore di lavoro, nel caso in cui il richiedente svolge attività lavorativa dipendente non agricola
- alla Sede dell'INPS, nel caso in cui il richiedente è pensionato, disoccupato, operaio agricolo, addetto ai servizi domestici e familiari, ecc. Cioè in tutti i casi in cui il pagamento è effettuato direttamente dall'INPS.

Chi paga l'assegno
- Ai lavoratori
Ai lavoratori in attività l'assegno viene pagato dal datore di lavoro in occasione del pagamento della retribuzione. Il datore di lavoro chiede poi all'INPS il rimborso delle somme pagate. Per colf, operai agricoli dipendenti, disoccupati, ecc., l'assegno viene pagato direttamente dall'INPS.

- Ai pensionati
Ai pensionati l'assegno viene pagato direttamente dall'INPS insieme alla rata di pensione.

Autorizzazione
Necessaria la preventiva autorizzazione dell'INPS per corrispondere l'assegno per il nucleo familiare per i figli di separati, di divorziati, per figli naturali riconosciuti da entrambi i genitori, per fratelli, sorelle, nipoti, inabili per i quali non sia già documentata l'invalidità al 100%, per familiari residenti all'estero.

Ricorso
Nel caso in cui la domanda venga respinta, l'interessato può presentare ricorso, in carta libera, al Comitato provinciale dell'INPS, entro 90 giorni dalla data di ricezione della lettera con la quale si comunica la reiezione. Il ricorso, indirizzato al Comitato Provinciale, può essere:
- presentato agli sportelli della Sede dell'INPS che ha respinto la domanda
- inviato alla Sede dell'INPS per posta con raccomandata con ricevuta di ritorno
- presentato tramite uno degli Enti di Patronato riconosciuti dalla legge.

Al ricorso vanno allegati tutti i documenti ritenuti utili per l'accoglimento del ricorso stesso.

Assegno di sostegno
Dal 1° gennaio 1999 i nuclei familiari con almeno tre figli minori possono ottenere un assegno a carico del Comune di residenza che dal 1° gennaio 2002 è pari a € 110,58 al mese per tredici mesi l'anno (riducibili in presenza di determinate condizioni reddituali). L'assegno si ottiene a condizione che il nucleo non abbia redditi superiori a determinati tetti. I redditi sono calcolati in base ai criteri stabiliti dal "redditometro".
La prestazione non costituisce reddito ai fini fiscali e previdenziali.
L'assegno può essere richiesto entro il 31 gennaio dell'anno successivo a quello di riferimento. I Comuni provvedono a ricevere, istruire e definire le domande e comunicare all'INPS i dati necessari per il pagamento. Inoltre i Comuni possono affidare all'INPS il servizio di concessione della prestazione, mediante specifici accordi.
Disconoscimento di paternità
L’azione per il disconoscimento di paternità del figlio concepito durante il matrimonio è consentita solo nei casi seguenti:

1) se i coniugi non hanno coabitato nel periodo compreso fra il trecentesimo ed il centottantesimo giorno prima della nascita;

2) se durante il tempo predetto il marito era affetto da impotenza, anche se soltanto di generare;

3) se nel detto periodo la moglie ha commesso adulterio o ha tenuto celata al marito la propria gravidanza e la nascita del figlio. In tali casi il marito è ammesso a provare che il figlio presenta caratteristiche genetiche o del gruppo sanguigno incompatibili con quelle del presunto padre, o ogni altro fatto tendente ad escludere la paternità.

La sola dichiarazione della madre non esclude la paternità.

L’azione di disconoscimento può essere esercitata anche dalla madre o dal figlio che ha raggiunto la maggiore età in tutti i casi in cui può essere esercitata dal padre.


Afillamentus

Afillamentus

Adozione


Richiesta di affidamento familiare
Quando una famiglia, a causa di gravi difficoltà transitorie, non è in grado di assicurare al figlio minorenne l’assistenza morale e materiale, come si interviene?
Su intervento del servizio sociale locale, se i genitori sono d’accordo, oppure con provvedimento del Tribunale per i Minorenni, il minore viene dato in affidamento.

Che cosa è l’affidamento?
È una misura temporanea di protezione del minore, al fine di assicurargli il mantenimento, l’educazione e l’istruzione.

A chi viene dato in affidamento il minore?
A un’altra famiglia, possibilmente con figli minori, a una persona singola o a una comunità di tipo familiare.

È possibile il collocamento di un minore in Istituto?
Si, lo stabilisce il Tribunale per i Minorenni quando non è possibile l’affidamento familiare. Il collocamento temporaneo del figlio in Istituto può avvenire inoltre da parte dei genitori.

Quali sono i compiti di chi ha un minore in affidamento?
Deve accoglierlo presso di sé, mantenerlo, istruirlo ed educarlo, tenendo conto delle indicazioni dei genitori, sotto la vigilanza del servizio sociale locale.

Quanto dura l’affidamento?
Se non è revocato per esito insoddisfacente, l’affidamento ha termine quando il minore può essere reinserito nella propria famiglia.

Quali rapporti ci sono tra l’affidatario e i genitori del minorenne?
I genitori devono continuare ad assolvere i loro compiti educativi e di sostegno affettivo nei confronti del figlio affidato.
L’affidatario deve facilitare i rapporti tra il minore e i genitori, collaborando al suo reinserimento nella famiglia di origine.

L’affidatario ha diritto di assentarsi dal lavoro per assistere il minore?
Sì, ha diritto ai congedi parentali, cioè a quelle astensioni obbligatorie e facoltative dal lavoro, previste a favore dei genitori per l’assistenza al bambino (vedere capitolo Lavoro).

Che cosa occorre fare per avere un minore in affidamento?
Si dichiara la propria disponibilità al servizio sociale locale, che valuta l’idoneità ad accogliere minori in affidamento.

Si può scegliere il minore da avere in affidamento?
No, la scelta è dell’ufficio competente, salvo che il minore si trovi, per particolari motivi, di fatto già affidato in via non ufficiale; se esistono i presupposti stabiliti dalla legge, l’affidamento può essere concesso.

L’affidatario riceve un aiuto economico?
Sì. Spetta alla Regione disporre interventi di aiuto economico. Il Giudice, inoltre, può stabilire che l’affidatario riceva gli assegni familiari e le eventuali prestazioni previdenziali relative al minore.

Il minore che è stato affidato ad un Istituto o in affidamento familiare, può essere dichiarato adottabile?
Sì, nel caso che la famiglia di origine non mantenga stretti contatti con il bambino e un valido rapporto affettivo ed educativo.

Che cosa è l’affidamento preadottivo?
È un primo periodo di inserimento del minore nella famiglia prescelta, per verificare se l’adozione può avere esito positivo.

Quanto può durare?
Un anno, ma può essere prorogato poi di un altro anno o revocato se sorgono gravi difficoltà di convivenza.

Che cosa occorre fare se nel Paese di origine del minore non è possibile ottenere un provvedimento di adozione o di affidamento?
I coniugi possono chiedere al Ministero degli Esteri l’autorizzazione per l’ingresso del minore in Italia, dopo aver ottenuto l’autorizzazione all’espatrio del minore a scopo di adozione, concessa dall’autorità del Paese di origine. Una volta che il minore è in Italia, il Tribunale per i Minorenni dispone l’affidamento preadottivo.

Se il periodo di affidamento preadottivo non ha buon esito, il minore straniero viene rimpatriato?
No. Dal momento dell’ingresso in Italia si applica al minore la legge italiana. È considerato, pertanto, in stato di abbandono e dato in adozione a un’altra famiglia.
Richiesta adozioni
Che cosa è l’adozione?
È il provvedimento con il quale il Tribunale per i Minorenni tronca definitivamente il vincolo tra il minore e la sua famiglia di origine e ne costituisce uno nuovo con i genitori adottivi.

È possibile adottare un maggiorenne?
Sì. Le condizioni di adottabilità e le sue conseguenze sono riportate nell’ultima parte di questo capitolo.

Quando il minore è dichiarato adottabile?
Lo dichiara il Tribunale per i Minorenni quando il minore è in stato di abbandono, privo di assistenza morale e materiale da parte dei genitori e dei parenti tenuti a provvedervi (nonni, zii, fratelli maggiori) a meno che la privazione sia temporanea e dovuta ad impedimenti di forza maggiore.

Come si svolge il procedimento di adottabilità?
Il Tribunale per i Minorenni, di propria iniziativa oppure su segnalazione di chiunque sia venuto a conoscenza dello stato di abbandono di un minore, convoca e ascolta genitori e parenti, compie accertamenti sull’ambiente in cui vive il bambino e sulle sue condizioni. Può pronunciare provvedimenti d’urgenza, disporre l’allontanamento del minore da casa, sospendere i suoi rapporti con i genitori e nominare un tutore. Se verifica lo stato di abbandono, il Tribunale dichiara l’adottabilità del minore.

I genitori, durante questo procedimento, hanno bisogno di un avvocato?
Non è necessario, ma è consigliabile, perché sono in gioco questioni molto delicate. Chi non può permettersi un avvocato può chiedere l’assistenza gratuita (vedere capitolo Accesso alla giustizia e assistenza legale).

Quali diritti hanno i genitori naturali che non hanno riconosciuto il figlio, quando quest’ultimo viene dichiarato adottabile?
Hanno diritto ad una breve sospensione del procedimento per provvedere al riconoscimento e, successivamente, possono intervenire a tutti gli effetti.

Se il genitore non ha compiuto 16 anni e quindi non può riconoscere il figlio che cosa succede?
Il Tribunale rinvia il procedimento di adozione fino a che il genitore non abbia compiuto 16 anni.

In che modo si cerca di modificare la situazione familiare del minore, che è alla base del suo stato di abbandono, per evitare che sia dichiarato adottabile?
Il servizio sociale locale ha il compito di intervenire in sostegno della famiglia, per aiutarla a superare le cause di forza maggiore che impediscono l’assistenza al minore. Inoltre il Tribunale può stabilire le regole di comportamento alle quali i genitori o i parenti dovranno attenersi nei confronti del minore. Sia il rifiuto ingiustificato delle misure di sostegno offerte dal servizio sociale, sia il mancato rispetto delle prescrizioni del Tribunale, influiscono negativamente sulla valutazione della famiglia d’origine.

Quali requisiti occorrono per adottare un minore?
Possono aspirare all’adozione i coniugi sposati da almeno 3 anni e non separati neanche di fatto.
Essi devono possedere la capacità, l’attitudine e la disponibilità ad allevare, educare e istruire i minori che intendono adottare e devono avere i mezzi economici sufficienti per mantenerli.

Esistono anche limiti di età?
Sì, tra chi vuole adottare e l’adottato deve esserci una differenza di età contenuta fra un minimo di 18 anni e un massimo di 40; di conseguenza la richiesta può essere avanzata da coniugi che abbiano un’età compresa tra i 19 e i 57 anni. Il limite massimo viene applicato con una certa elasticità, tenuto conto dell’interesse del minore da adottare.

A chi si presenta la domanda di adozione?
A un Tribunale per i Minorenni o a più di uno, dandone comunicazione. La domanda non accolta entro 2 anni perde efficacia, ma può essere ripresentata.

In che modo il Tribunale accerta l’idoneità della famiglia adottante?
Il Tribunale, avvalendosi del servizio sociale locale, dispone indagini sulla coppia sotto ogni profilo (condizioni personali, economiche, salute, ambiente, ecc.) e in particolare sui motivi che la spingono ad adottare.

Come avviene l’abbinamento tra famiglia e minore?
Il Tribunale sceglie tra le coppie quella ritenuta più adatta ad accogliere il minore da dare in adozione.

Se la domanda di adozione viene accolta, che cosa avviene?
Il minore viene dato alla famiglia in affidamento preadottivo.

Che cosa è l’affidamento preadottivo?
È un primo periodo di inserimento del minore nella famiglia prescelta, per verificare se l’adozione può avere esito positivo.

Quanto può durare?
Un anno, ma può essere prorogato poi di un altro anno o revocato se sorgono gravi difficoltà di convivenza.

Quando diventa definitiva l’adozione?
Al termine del periodo preadottivo, con dichiarazione del Tribunale.

Se durante il periodo di preadozione i due coniugi si separano o uno dei due muore o diventa incapace, il procedimento di adozione continua?
Sì.

La volontà del minore adottato, dopo il periodo di preadozione, influisce sulla decisione definitiva del Tribunale?
Sì. Prima di pronunciare l’adozione, il Tribunale accerta la volontà del minore riguardo all’adozione definitiva, attribuendo ad essa un peso crescente in relazione alla sua età, fino a chiedere il suo consenso se ha compiuto i 14 anni.

Quali sono le conseguenze dell’adozione per il figlio adottato?
Il figlio adottato diventa figlio legittimo dei genitori adottivi, con tutti i diritti e i doveri che ne conseguono e ne assume il cognome. Tutti i diritti e i doveri nei confronti della famiglia di origine cessano, tranne gli impedimenti al matrimonio per vincoli di parentela.

Che cosa succede a chi viola le norme sull’adozione?
La violazione è soggetta a sanzioni penali. In particolare, costituisce reato l’affidamento definitivo del minore a terze persone, l’espatrio non autorizzato di un minore a scopo di adozione all’estero, il commercio di minori e l’intermediazione a scopo di affidamento definitivo a terzi.

Un coniuge, sposando una persona che ha un figlio minore, può adottare quest’ultimo?
Sì, purché realizzi l’interesse del minore.

Un minore orfano di entrambi i genitori può essere adottato dai parenti?
Sì, con l’adozione particolare.

Ci sono altri casi di adozione particolare?
Un minore orfano di tutti e due i genitori può essere adottato da persone legate a lui da intensi legami esistenti da tempo.

Quali sono i requisiti per l’adozione nei casi particolari?
Una differenza di età di almeno 18 anni, mentre non vi sono limiti massimi di età. L’adozione in questo caso è consentita anche a persone non coniugate.

Si può adottare un minore straniero?
Sì. L’adozione internazionale è permessa alle stesse condizioni dell’adozione di minori italiani.

Quale è il primo atto da fare?
La coppia aspirante all’adozione di un minore straniero deve presentare domanda al Tribunale per i Minorenni del luogo di residenza e chiedere la dichiarazione di idoneità. La valutazione dell’idoneità è compiuta con particolare attenzione all’attitudine della coppia ad accogliere un minore straniero.

Una volta ottenuta l’idoneità dal Tribunale per i Minorenni, quale è la procedura per l’adozione internazionale?
La coppia dichiarata idonea deve ottenere, dalla competente autorità del Paese di appartenenza del minore, un provvedimento di adozione o di affidamento a scopo di adozione. Il Consolato italiano del luogo controlla la legittimità del provvedimento. A questo punto il minore straniero può entrare in Italia. Il procedimento prosegue dinanzi al Tribunale per i Minorenni per concludersi con l’adozione, dopo un periodo di affidamento preadottivo.

Che cosa occorre fare se nel Paese di origine del minore non è possibile ottenere un provvedimento di adozione o di affidamento?
I coniugi possono chiedere al Ministero degli Esteri l’autorizzazione per l’ingresso del minore in Italia, dopo aver ottenuto l’autorizzazione all’espatrio del minore a scopo di adozione, concessa dall’autorità del Paese di origine. Una volta che il minore è in Italia, il Tribunale per i Minorenni dispone l’affidamento preadottivo.

Chi si occupa del reperimento del minore straniero e delle pratiche nel paese di origine?
I coniugi direttamente o gli Enti o organismi autorizzati.

Quali sono gli effetti dell’adozione per il minore straniero?
Diventa figlio legittimo dei genitori adottivi, ne assume il cognome e acquista la cittadinanza italiana.

Se il periodo di affidamento preadottivo non ha buon esito, il minore straniero viene rimpatriato?
No. Dal momento dell’ingresso in Italia si applica al minore la legge italiana. È considerato, pertanto, in stato di abbandono e dato in adozione a un’altra famiglia.

Che cosa accade nell’ipotesi di ingresso irregolare di minori stranieri in Italia?
I minori sono respinti alla frontiera e rimpatriati a spese di chi ha cercato di introdurli clandestinamente in Italia. Ogni ingresso di stranieri minori di 14 anni che appaia sospetto è segnalato al Tribunale per i Minorenni.

Quali sono le responsabilità di chi introduce o accoglie illegalmente un minore straniero in Italia?
Commette reato sia chi introduce il minore a scopo di lucro, perché sia definitivamente affidato a cittadini italiani, sia chi lo accoglie in affidamento definitivo. Le persone condannate per tali reati non possono più avere minori in affidamento o in adozione.

Quando e come è possibile l’adozione di maggiorenni?
L’adozione di maggiorenni, detta anche ordinaria, è permessa a persone singole o a coniugi che abbiano compiuto 35 anni ed abbiano almeno 18 anni più dell’adottando.
La competenza è del Tribunale Civile che verifica se vi è il consenso di entrambe le parti e se l’adozione conviene all’adottando. Per il procedimento è necessaria l’assistenza legale.

Quali sono gli effetti dell’adozione di un maggiorenne?
Il figlio adottivo è equiparato ai figli legittimi, anche ai fini della successione e aggiunge al proprio cognome quello del genitore adottante. Conserva però il vincolo con la famiglia di origine con tutti i conseguenti diritti e doveri.


Còias

Còias

Matrimoni


Richiesta di Comunione dei beni
Comunione beni
Dopo il matrimonio, salvo patto contrario, si applica il regime di comunione dei beni fra i coniugi. In questo capitolo si spiega come viene regolata la comunione, quando si applica la separazione dei beni, in che cosa consiste l’impresa familiare e il fondo patrimoniale.

Come è regolata la proprietà dei beni nella famiglia?
La regola generale è che tra i coniugi si applica la comunione legale dei beni acquistati durante il matrimonio.

Si può scegliere la separazione dei beni?
Sì, al momento del matrimonio o successivamente, mediante atto notarile, con il consenso di entrambi i coniugi.

Da quando ha effetto la comunione dei beni?
Per i matrimoni celebrati dopo il 20 settembre 1975, data dell’entrata in vigore della riforma del diritto di famiglia, la comunione si applica automaticamente dal momento delle nozze.

Che cosa accade se il matrimonio è stato celebrato prima di questa data?
La comunione dei beni si applica automaticamente agli acquisti compiuti dopo il 20 settembre 1975, a meno che anche uno soltanto dei coniugi abbia deciso di mantenere il precedente regime di separazione dei beni, con dichiarazione notarile fatta entro il 15 gennaio 1978.

Come si può controllare se si è in regime di comunione o di separazione dei beni?
Si chiede un estratto per riassunto dell’atto di matrimonio, nel quale risulta annotata la scelta del regime di separazione. Se non vi è nessuna annotazione, vale la comunione dal momento del matrimonio e, per i matrimoni celebrati prima del 20 settembre 1975, da tale data.

Quali beni rientrano nella comunione legale?
Quelli acquistati durante il matrimonio, ad eccezione dei beni personali. I beni sono comuni indipendentemente da quale dei due coniugi abbia effettuato l’acquisto e il pagamento.

Si possono stabilire quote diverse fra i coniugi?
No, nella comunione legale il principio dell’uguaglianza delle quote non è derogabile neanche con accordo fra le parti.

Se un bene è intestato a uno solo dei due coniugi è ugualmente di proprietà di tutti e due?
Sì, se acquistato in regime di comunione legale.

Quali sono i beni personali che non rientrano nella comunione?
a. I beni di proprietà del coniuge prima del matrimonio.
b. I beni ricevuti dopo il matrimonio per donazione o eredità.
c. I beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge.
d. I beni che servono all’esercizio della professione di ciascun coniuge.
e. I beni ottenuti in risarcimento di un danno e la pensione di invalidità.
f. I beni acquistati con il ricavato proveniente dalla vendita dei beni personali o con il loro scambio.
Nei casi c, d e f sopra indicati, l’esclusione dalla comunione deve risultare dall’atto di acquisto, se di esso ha fatto parte anche l’altro coniuge; se non risulta l’esclusione, il bene è comune.

I proventi del lavoro di ciascun coniuge o i frutti dei beni personali fanno parte della comunione?
No, perché la comunione dei beni riguarda ciò che si acquista e non i mezzi con cui si acquista. Però, se al momento dello scioglimento della comunione esistono dei risparmi, questi devono essere divisi in parti uguali fra i coniugi.

Le aziende rientrano nella comunione legale dei beni?
Sì, purché siano gestite da entrambi i coniugi e siano state costituite dopo il matrimonio.

Che cosa succede se l’azienda era di appartenenza di un coniuge prima del matrimonio?
La comunione riguarda solo gli utili e gli incrementi successivi, sempre che l’azienda sia gestita da entrambi i coniugi.

Che cosa succede se l’azienda è gestita da uno solo dei coniugi?
I beni destinati all’esercizio dell’impresa risultano oggetto di comunione solo se sussistono al momento del suo scioglimento.

Chi amministra i beni in comunione?
Per la normale amministrazione, ciascuno dei coniugi; per la straordinaria amministrazione (alienazioni, iscrizioni ipotecarie, accettazione di donazioni, locazioni, mutui) deve esserci il consenso di entrambi. Nel caso della gestione comune di un’azienda, un coniuge può essere delegato dall’altro per lo svolgimento degli atti necessari all’attività dell’impresa.

Che cosa succede se uno dei coniugi compie atti di straordinaria amministrazione senza il consenso dell’altro?
Se l’atto riguarda un immobile o un bene registrato (auto, barche, ecc.) può essere annullato dal Tribunale su domanda dell’altro coniuge. La domanda deve essere proposta entro un anno dalla data in cui il coniuge è venuto a conoscenza dell’atto, o comunque dalla sua trascrizione nei pubblici registri. Se l’atto riguarda un bene mobile, il coniuge che ha trasgredito è obbligato a ricostruire la comunione nello stato in cui era prima. Se ciò non è possibile deve provvedere al pagamento del valore equivalente al bene. Anche in questo caso occorre rivolgersi al Giudice.

Che cosa succede se i coniugi non sono d’accordo su decisioni inerenti la straordinaria amministrazione?
Ciascuno di loro può rivolgersi al Giudice, a cui dovrà dimostrare che la sua decisione è necessaria per il bene della famiglia o dell’azienda.

Che cosa succede se uno dei coniugi è lontano o è impedito a esprimere il consenso sulla decisione dell’altro?
Vale la stessa regola sopra indicata.

In caso di debiti, i creditori possono rifarsi sui beni in comunione?
Sì, se i debiti riguardano.
a. Pesi e oneri gravanti sui beni comuni al momento dell’acquisto (mutui, ipoteche, ecc.).
b. Carichi dell’amministrazione dei beni stessi (per esempio le spese condominiali).
c. Spese per il mantenimento della famiglia e l’istruzione ed educazione dei figli; inoltre tutte le spese compiute nell’interesse della famiglia.
d. Ogni altro impegno economico preso in comune accordo dai coniugi.

Che cosa succede se i beni comuni non sono sufficienti a coprire i debiti comuni?
I creditori possono agire sui beni personali di ciascun coniuge, per un ammontare pari alla metà del credito.

Che cosa succede se si tratta di debiti personali di un coniuge?
Quando i beni personali del coniuge non coprono l’ammontare del debito, i creditori possono rifarsi sui beni della comunione, nei limiti della quota del coniuge debitore (la metà).

Fino a quando dura la comunione dei beni? La comunione dura fino a diverso accordo dei coniugi, espresso con atto notarile.
Altrimenti termina automaticamente in caso di fallimento di uno dei due coniugi, separazione consensuale omologata o giudiziale passata in giudicato, divorzio, annullamento del matrimonio, oppure in caso di separazione giudiziale dei beni.

Che cosa è la separazione giudiziale dei beni?
È una sentenza del Tribunale che può essere richiesta da ciascuno dei coniugi in caso di interdizione o di inabilitazione dell’altro coniuge, di cattiva amministrazione dei beni in comunione, oppure quando la cattiva gestione degli affari mette in pericolo gli interessi dell’altro coniuge, o dei beni in comune o della famiglia. Infine quando l’altro coniuge non contribuisce ai bisogni della famiglia in misura proporzionale alle proprie sostanze e capacità di lavoro.

Che cosa avviene al momento dello scioglimento della comunione dei beni?
Si procede alla divisione dei beni, distribuendo in parti uguali l’attivo e il passivo. Nell’attivo rientrano non solo gli acquisti ma anche i risparmi di ciascuno dei coniugi, frutto del lavoro e del patrimonio personale. Ciascuno dei coniugi ha anche diritto alla restituzione di somme prelevate dal patrimonio personale e impiegate in spese e investimenti del patrimonio comune. In caso di contrasto sulla divisione, ciascuno dei coniugi può ricorrere al giudice.

Si può chiedere la divisione dei beni nel giudizio di separazione o di divorzio?
Sì nella separazione consensuale, no nella separazione giudiziale, sì nel divorzio. L’atto notarile di trasferimento di beni immobili fatto in adempimento di una sentenza è soggetto a imposta di registro in misura fissa (minima).

È prevista qualche forma di garanzia per i figli?
Sì, se vi sono figli minori il Tribunale per i minorenni può costituire a favore di uno dei coniugi l’usufrutto su una parte dei beni spettanti all’altro coniuge, a garanzia del mantenimento, educazione e istruzione dei figli stessi.

Se i coniugi scelgono il regime della separazione dei beni, come sono regolati i loro rapporti patrimoniali?
Ciascuno dei coniugi provvede all’amministrazione del proprio patrimonio e gli acquisti effettuati sono personali.

È possibile, in caso di regime di separazione dei beni, effettuare acquisti in comune?
Sì, ed è quella che si chiama comunione convenzionale, nella quale si possono prevedere anche quote diverse. In questo caso la divisione può essere chiesta da ciascun coniuge in ogni momento.

Che cosa è il fondo patrimoniale?
È un vincolo su determinati beni che vengono destinati per far fronte ai bisogni della famiglia. Può essere costituito, con atto notarile, da uno o da entrambi i coniugi, o da una terza persona, in questo caso anche con testamento. La proprietà dei beni spetta a entrambi i coniugi.

Quando cessa il fondo patrimoniale?
In seguito a divorzio o annullamento del matrimonio; se ci sono però figli minori, dura fino al compimento della maggiore età dell’ultimo figlio.

Che cosa è l’impresa familiare?
È l’impresa nella quale lavorano i coniugi, i parenti entro il terzo grado o gli affini (parenti dell’altro coniuge) entro il secondo grado. Tali persone, anche se prestano lavoro nella famiglia, oltre al mantenimento hanno diritto a partecipare agli utili e ai beni con essi acquistati, nonché agli incrementi dell’azienda.

Come viene calcolata la partecipazione ai profitti?
In base alla quantità e alla qualità del lavoro prestato; il lavoro della donna è considerato equivalente a quello dell’uomo.

Da chi vengono prese le decisioni nell’impresa familiare?
Le decisioni più rilevanti e quelle di gestione straordinaria devono essere prese a maggioranza fra tutti i partecipanti alla impresa familiare.

Quali sono i doveri fiscali dei coniugi?
Ciascuno dei coniugi deve denunciare i cespiti patrimoniali di cui è proprietario, per intero in caso di separazione dei beni o di beni personali, per la metà nel caso di comunione.
Per l’impresa familiare, ciascun componente deve denunciare i proventi in base alla sua quota di partecipazione.

Ci sono responsabilità penali per il coniuge che si appropria dei beni dell’altro coniuge o comuni?
Nei reati cosiddetti contro il patrimonio (furto, sottrazione di cose comuni, appropriazione indebita, danneggiamento, truffa) non è punibile chi ha commesso il fatto in danno del coniuge non legalmente separato. I reati sono pero punibili su querela del coniuge offeso se è intervenuta separazione legale.

La regola della non punibilità vale anche nei confronti di altri parenti?
Sì, quando si tratti di fatto commesso ai danni di un ascendente o di un discendente o di un affine in linea retta (es. suocero, nuora) oppure dell’adottante o dell’adottato, o di un fratello o sorella conviventi.
Il reato è punibile a querela dell'offeso in caso di fratelli o sorelle non conviventi, oppure se la persona offesa è uno zio o un nipote convivente.
Pubblicazioni di matrimonio
Termini della Pubblicazione
( 8 giorni + 3 ) .

Decorso il termine della Pubblicazione, per i matrimoni da celebrare in forma religiosa, l’Ufficio rilascera’ : - certificato di eseguite pubblicazioni per il Parroco;
- autorizzazione per il Ministro di Culto.

Per effettuare la celebrazione del matrimonio con rito civile, vedi scheda “Celebrazione Matrimonio Civile”.

Gli sposi che intendono celebrare il matrimonio con rito civile in un altro Comune devono presentare apposita domanda al Sindaco (in bollo) con motivata richiesta. La delega verra’ rilasciata al Sindaco del Comune prescelto per la celebrazione, a pubblicazione avvenuta.

Il matrimonio dovra’ essere celebrato entro 180 giorni dall’ottavo giorno di pubblicazione.
Estratto di matrimonio
CERTIFICAZIONE DI MATRIMONIO

Certificato di matrimonio: è rilasciato sia dal Comune dove è avvenuto,sia dal Comune ove gli sposi erano residenti al momento del matrimonio.Riporta nomi e cognomi,date e luoghi di nascita e data e luogo di matrimonio.

ATTENZIONE vedi AUTOCERTIFICAZIONE
Questo certificato puo'essere sostituito con una dichiarazione scritta su un normale foglio di carta e presentata o spedita a qualsiasi ufficio pubblico o gestore di pubblico servizio.

Estratto per riassunto dall'atto di matrimonio
E' rilasciato solo dal Comune dove è avvenuto il matrimonio. Riporta nomi e cognomi,date e luoghi di nascita,data e luogo di matrimonio,regime patrimoniale dei coniugi, ricorso per separazione personale,provvedimento di separazione personale,annullamento,scioglimento o cessazione degli effetti civili.
Se ne rilascia anche il modello plurilingue per i Paesi che hanno aderito alle varie convenzioni.
Copia integrale dell'atto di matrimonio: viene rilasciata su richiesta scritta da parte dell'interessato
Libretto internazionale di famiglia
Il rilascio avviene o all'atto della celebrazione del matrimonio o successivamente su richiesta di entrambi gli sposi,da parte dell'Ufficio di Stato Civile che ha celebrato o trascritto l'atto. Comprende l'estratto di matrimonio e gli estratti di nascita dei figli.
Certificato di matrimonio
Chi lo può richiedere
Chiunque abbia un documento d’identità valido e conosca i dati anagrafici della persona cui si riferisce il certificato.

Quando fare la richiesta
In qualunque momento.

Dove andare
In qualunque ufficio anagrafico se la richiesta riguarda persone residenti e coniugate nel Comune. Nel Municipio della zona d'appartenenza del richiedente se riguarda persone coniugate nel comune ma non residenti.

Cosa fare
Chi richiede il certificato di matrimonio deve compilare il modulo predisposto. Nel modulo bisogna indicare il nome, il cognome e la data di nascita della persona cui si riferisce il certificato, firmare il modulo e riportare gli estremi del proprio documento d’identità. Il modulo deve essere consegnato allo sportello che rilascia il certificato. Il rilascio è gratuito. Non è previsto il rilascio in bollo.

Tempi
La consegna è immediata se la richiesta riguarda persone residenti e coniugate nel Comune. Differita se la richiesta riguarda persone non residenti nel Comune.

Validità
Il certificato di matrimonio ha validità 6 mesi. Se allo scadere dei sei mesi le informazioni in esso contenute non sono variate, gli interessati potranno dichiararlo in fondo al certificato stesso senza l'obbligo di autenticare la firma. Le Pubbliche Amministrazioni, nonché i Gestori o Esercenti di Pubblici Esercizi (es: Acea, Cotral, Telecom etc.) che lo richiedono, dovranno ancora ritenerlo valido.

Norme di riferimento
1) Legge 24 dicembre 1954, n. 1228;
2) D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223;
3) Legge 29 dicembre 1990, n. 405;
4) D.P.R. 28 dicembre 2000, n.445.
Assistu mèigu

Assistu mèigu

Assistenza medica


Scelta del medico di base
Il medico di famiglia o medico di fiducia o medico di medicina generale o di base, è la persona scelta da ciascun cittadino per garantirsi l’assistenza nell’intervento sanitario di primo livello, intendendo per tale quello all’esterno dell’ospedale. A differenza dello specialista, il medico di fiducia cura la salute dei suoi pazienti nel complesso, conosce ed educa i suoi assistiti alla salute.

La scelta del medico di fiducia richiede che il cittadino si rechi presso l’ASL di residenza con la sua tessera sanitaria e individui il nominativo in una lista di medici di zona disponibili. Ciascun medico di fiducia può prendere in carico al massimo 1.500 assistiti, ad eccezione di quelli che, prima dell’entrata in vigore della legge che stabiliva un tetto massimo, disponevano di un numero di scelte più ampio e di quelli professionalmente più anziani. E’ possibile che il congiunto di un paziente già in carico ad un medico di fiducia possa effettuare la sua scelta a vantaggio dello stesso medico derogando al tetto massimo.

Inoltre l’Azienda sanitaria, sentito il parere di un apposito comitato, può autorizzare la scelta di un medico di famiglia non appartenente alla ASL di residenza.
La scelta del medico di fiducia per i cittadini non residenti ha validità variabile da un minimo di tre mesi fino ad un massimo di un anno ed è prorogabile. Per i cittadini residenti ha validità di un anno ed è automaticamente rinnovata alla scadenza se non intervengono variazioni.

Chi decide di cambiare il suo medico di famiglia deve comunicarlo alla ASL di residenza, esibire la sua vecchia tessera sanitaria e procedere alla scelta di un altro medico. D’altro canto il medico di fiducia, in caso di motivi gravi ed accertati come ad esempio l’impossibilità a fornire assistenza, può rifiutare la scelta di un cittadino comunicando la sua decisione alla ASL di appartenenza.
Prenotazione analisi cliniche
Il C.U.P. è un servizio informatizzato presso il quale, direttamente, telefonicamente o attraverso la rete informatica, si possono prenotare visite mediche ed esami diagnostico-strumentali sia per l'attività divisionale che libero-professionale ospedaliera e territoriale.

Tale servizio dovrebbe consentire al cittadino di recarsi presso l’ASL, una farmacia o in una struttura di assistenza in generale con la propria tessera sanitaria e la richiesta del medico e di trovare chi è collegato via computer con tutti i centri sanitari del luogo, sapendo indicare all’utente dove é possibile eseguire una visita, delle analisi o prestazioni sanitarie in tempi brevi.

Il servizio si sta avviando in quasi tutta Italia, anche se i risultati sono ancora scarsi e, spesso, viene definito CUP un semplice ufficio di prenotazione all’interno della stessa Azienda Sanitaria dove opera.
Iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale
Tutte le persone iscritte al Servizio Sanitario Nazionale hanno diritto all'assistenza sanitaria. Per ottenere l’iscrizione è necessario recarsi presso gli uffici della ASL del proprio territorio con il codice fiscale, un documento di riconoscimento valido, un certificato di residenza in carta semplice o in sostituzione l’autocertificazione.

Quest'ultimo è particolarmente importante in quanto la nuova struttura del Servizio Sanitario Nazionale prevede che le Aziende Sanitarie Locali siano Aziende e, come tali, devono amministrare solo coloro che risiedono realmente nel proprio ambito, per evitare disavanzi e quindi eventuali tagli alla spesa sanitaria. Una volta iscritti, gli uffici della ASL rilasciano un documento, la cosiddetta tessera sanitaria, che servirà successivamente per scegliere o cambiare il medico di base e per ottenere le varie autorizzazioni necessarie a fini sanitari, l'autorizzazione ad effettuare cure termali ed i rimborsi previsti in caso di assistenza sostenuta in regime di assistenza indiretta dal cittadino e le eventuali esenzioni.

Il numero della tessera sanitaria dovrà essere riportato dal medico di base sulle ricette e sulle richieste di accertamenti. In caso di smarrimento della tessera sanitaria sarà sufficiente presentarsi agli sportelli della ASL con la denuncia di smarrimento, effettuata presso le autorità competenti e un documento di identità valido.

Coloro che si trovano di passaggio in una zona diversa da quella di residenza ed abbia bisogno di un medico, possono rivolgersi ad un medico generico pagando direttamente la prestazione ambulatoriale con 30.000 lire, oppure con 50.000 lire se la visita viene effettuata a domicilio. Se esenti, avranno poi diritto al rimborso documentando alla ASL di appartenenza la spesa sostenuta attraverso la presentazione della ricevuta che il medico dovrà rilasciare, per un importo pari alla somma pagata.

Coloro che, invece, risiedono temporaneamente in una zona diversa da quella in cui normalmente vivono, hanno diritto ugualmente all'assistenza dalla ASL del luogo in cui si trovano, purché la loro permanenza sia per un periodo superiore a tre mesi o a causa di motivi di studio, lavoro o malattia. In questo caso gli interessati dovranno recarsi presso gli uffici della ASL, in cui si trovano, con la tessera sanitaria della ASL di provenienza, un documento di identità valido, il codice fiscale e un atto notorio che attesti il temporaneo domicilio.

Per i nuovi nati, saranno il padre o la madre a provvedere all'iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale, esibendo agli uffici della ASL uno stato di famiglia e il codice fiscale del neonato, rilasciato all’atto dell’iscrizione presso il Comune di residenza.
All'assistenza sanitaria erogata dal Servizio pubblico hanno diritto anche i cittadini italiani emigrati all'estero che rientrino temporaneamente in Italia e i loro familiari, anche se provengono da paesi con i quali non esistono convenzioni. Inoltre hanno diritto all’assistenza anche i cittadini stranieri residenti in Italia che ne facciano richiesta, adempiendo agli obblighi di partecipazione alla spesa se privi della copertura assicurativa e i cittadini stranieri presenti in Italia e privi di copertura assicurativa solo per le cure urgenti ospedaliere, quali ad esempio malattia, infortunio e maternità, secondo regole di degenza aggiornate di anno in anno.
Pagamento ticket sanitario
ASSISTENZA SANITARIA E SOCIALE

L’assistenza sanitaria e sociale è disciplinata da una normativa molto complessa. I servizi prestati dalle USL, dai Consultori familiari e dalle altre strutture pubbliche e private sono molteplici. Il capitolo fornisce tutte le indicazioni essenziali su questo importante argomento, che coinvolge sia noi personalmente sia le persone che fanno parte della nostra sfera affettiva e familiare. La parte finale è dedicata alla legge sulle tossicodipendenze.

• L’assistenza sanitaria è gratuita o a pagamento?
Bisogna distinguere fra medico di fiducia della U.S.L., visite specialistiche, assistenza ospedaliera, prestazioni diagnostiche ed esami di laboratorio, assistenza farmaceutica.
Il principio generale è che ciascun utente partecipa alla spesa in relazione al proprio reddito; al di sotto di un certo reddito l’assistenza è gratuita, così come per gravi malattie o invalidità.

• Quali cittadini sono esentati dalla partecipazione alla spesa sanitaria?
Tutti coloro che hanno età inferiore a 6 anni e superiore a 65 appartenenti ad un nucleo familiare con un reddito complessivo riferito all’anno precedente inferiore a lire 70 milioni.
Sono anche esentati i portatori di malattie neoplastiche maligne, chi è in attesa di trapianti di organi, i titolari di pensioni sociali e loro familiari a carico, i disoccupati e i loro familiari a carico nonché i titolari di pensioni al minimo di età superiore a 60 anni ed i loro familiari a carico purché appartenenti a un nucleo familiare con un reddito complessivo, riferito all’anno precendente inferiore a 16 milioni, aumentato fino a 22 milioni in presenza di coniuge e di 1 ulteriore milione per ogni figlio a carico.

• Come è regolata l’esenzione per gravi malattie?
Ottenuta l’attestazione della USL della esistenza della malattia, se si tratta di tumori maligni o di soggetti in attesa di trapianto di organo l’esenzione è totale sia per i farmaci (fascia A e B) sia per le analisi e le prestazioni specialistiche erogate in regime ambulatoriale.
Per le altre malattie (diabete, artrite reumatoide, sclerosi, epatite B, tumore, AIDS e molte altre) l’esenzione è totale per i farmaci ( fascia A e B) le analisi e le prestazioni specialistiche se si riferiscono alla malattia, salvo il ticket-ricetta (1.000 lire) per ogni prescrizione.
Per altre malattie è a carico il 50% dei farmaci della fascia B mentre per le analisi e le prestazioni specialistiche è dovuto il pagamento di una quota fino ad un massimo di 70.000 lire.
Rientrano in questa categoria le donne in stato di gravidanza per le quali è in vigore un protocollo diagnostico consultabile presso la propria USL o il medico di base.

• Come è regolata l‘esenzione per invalidità?
I mutilati e invalidi di guerra e i grandi invalidi del lavoro e per servizio hanno diritto all’assistenza sanitaria completamente gratuita. Per gli altri invalidi la gratuità riguarda soltanto i medicinali (fascia A e B) nonché le analisi e le prestazioni specialistiche che si riferiscono all’invalidità, ma è a loro carico il ticket-ricetta su ogni prescrizione farmaceutica o specialistica.
Per le altre malattie è a loro carico il 50% dei farmaci della fascia B mentre per le analisi e le prestazioni specialistiche è dovuto il pagamento di una quota fino al massimo di L. 70.000.

• Come si ottiene l’esenzione?
Presentando domanda alla USL corredata della certificazione del medico specialista od ospedaliero, della tessera sanitaria e del codice fiscale. La USL rilascia un tesserino che dà diritto alla multiprescrizione fino a un massimo di 6 pezzi del medicinale richiesto dalla patologia.

• Come operano le esenzioni relative al reddito?
È necessaria l’autocertificazione con dichiarazione dell’interessato o di un suo familiare da apporre sul retro della ricetta.

• Qual è il reddito da considerare?
Quello dichiarato ai fini dell’IRPEF relativo all’anno precedente. Non si deve tenere conto delle pensioni sociali, di guerra, delle indennità accessorie di queste ultime e di tutte le indennità e assegni corrisposti ai ciechi civili, sordomuti e invalidi civili.

• Le autocertifiticazioni sono soggette a controlli fiscali?
Sì. Se queste risultano non veritiere, vengono recuperate le somme per le prestazioni indebitamente usufruite.

• I medicinali sono gratuiti o a pagamento?
I medicinali sono divisi in tre fascie: A (essenziali), B (di rilevante interesse terapeutico) e C (a pagamento per tutti).
Per la prima si paga il solo ticket-ricetta e per la seconda il 50% del prezzo di vendita.

• Quali spese deve sostenere chi è esentato dalla partecipazione alla spesa sanitaria?
Paga solo il ticket-ricetta per i farmaci della fascia A e B, per le analisi e le prestazioni specialistiche

• Quali spese deve sostenere chi ha un reddito superiore al limite sopraindicato per l’esenzione (70 milioni)?
Paga il ticket-ricetta per i farmaci della fascia A ed il 50% del prezzo per i farmaci della fascia B. Sono anche a suo carico le prestazioni specialistiche e diagnostiche nei limiti dei ticket esistenti, gli esami di laboratorio fino a L. 70.000, e le visite specialistiche per le quali paga una quota fissa di L. 26.400.


Fraigai/annoai domus o bincas

Fraigai/annoai domus o bincas

Costruire/ristrutturare case o immobili


Allacciamento alla rete elettrica CASA
Campo di applicazione o tipologia di impresa o di attività sottoposte al procedimento.
Tutte le imprese sia durante la realizzazione di opere (cantiere) che durante il normale esercizio.

Ente/Enti titolari
Enel
Aziende Municipalizzate
Adempimenti per luoghi NON ad uso abitativo

Abitazione
Per attivare per la prima volta la fornitura di energia elettrica in una abitazione è necessario:
- l'indirizzo della abitazione da allacciare;
- lo stralcio planimetrico della zona nella quale è ubicato il fabbricato da allacciare. Tale documento non serve se l'abitazione fa parte di un edificio composto da più di 4 unità immobiliari (tra appartamenti e locali) o è già allacciata alla rete elettrica;
- la dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti la regolarità edilizia della abitazione (legge 47/85). Tale dichiarazione può essere compilata e firmata presso gli uffici ENEL; se il contratto è stipulato per telefono, il modulo viene inviato al Cliente che provvederà a restituirlo compilato e firmato;
- il recapito dove inviare le bollette, se è diverso dall'indirizzo della abitazione da allacciare;
- il codice fiscale;
- un documento di riconoscimento;
- il numero e la potenza degli apparecchi elettrodomestici utilizzati;
- la dichiarazione sostitutiva della certificazione comprovante la residenza, in carta libera, ovvero il certificato di residenza anagrafica, in bollo, se si ha la residenza nella abitazione da allacciare. Se la residenza riferita all'abitazione per la quale si stipula il contratto non è stata ancora ottenuta, ma è stata già fatta domanda per averla, è prevista la sottoscrizione dell'impegno a presentare la documentazione entro 60 giorni;
- le coordinate del conto corrente bancario (numero del conto, codice ABI e codice CAB) per usufruire del servizio CONTOWATT per pagare le bollette (scegliendo l'addebito sul vostro conto corrente bancario).

Cosa fare
- preparare i documenti e i dati necessari;
- telefonare al numero ProntoEnel di competenza o rivolgersi allo sportello Enel per concordare con il personale addetto le condizioni contrattuali;
- restituire firmata la documentazione che l'Enel invierà all'indirizzo indicato (spese postali a carico Enel), se il contratto è stipulato per telefono:
- pagare le spese contrattuali (di norma, tali spese sono addebitate sulla prima bolletta).

Subentro
Per riattivare la fornitura di energia elettrica in un locale diverso dalla abitazione (subentro) è necessario:
- l'indirizzo del locale dove si richiede la riattivazione della fornitura;
- il cartellino o la busta di plastica agganciata al contatore, con il relativo contenuto se presenti;
- il codice fiscale e/o la partita IVA;
- ove il richiedente è una società, una dichiarazione sostitutiva di certificazione, oppure il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio Industria e Artigianato (CCIAA) non anteriore a tre mesi nonché una delega allo svolgimento delle operazioni contrattuali per conto della società;
- il recapito dove inviare le bollette, se è diverso dall'indirizzo del locale da allacciare:
- un documento di riconoscimento.
- il numero e la potenza delle macchine e apparecchi utilizzati e le modalità di utilizzo, per la scelta della tariffa più conveniente;
- le coordinate del conto corrente bancario (numero del conto, codice ABI e codice CAB) per usufruire del servizio CONTOWATT per pagare le bollette (scegliendo l'addebito sul vostro conto corrente bancario).

Cosa fare
- preparare i documenti e i dati necessari;
- telefonare al numero ProntoEnel di competenza o rivolgersi allo sportello Enel per concordare con il personale addetto le condizioni contrattuali;
- restituire firmata la documentazione che l'Enel invierà all'indirizzo indicato (spese postali a carico Enel), se il contratto è stipulato per telefono;
- pagare le spese contrattuali (di norma, tali spese sono addebitate sulla prima bolletta).
Voltura
Per stipulare un nuovo contratto (voltura) in un locale diverso dalla abitazione dove risulta attiva la fornitura di energia elettrica è necessario:
- l'indirizzo del locale dove si richiede la voltura;
- la lettura del contatore rilevata possibilmente insieme al cliente precedente;
- il codice fiscale e/o la partita IVA;
- ove il richiedente è una società, una dichiarazione sostitutiva di certificazione, oppure il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio Industria e Artigianato (CCIAA) non anteriore a tre mesi nonché una delega allo svolgimento delle operazioni contrattuali per conto della società;
- il recapito dove inviare le bollette, se è diverso dall'indirizzo del locale da allacciare;
- un documento di riconoscimento.
- il numero e la potenza delle macchine e apparecchi utilizzati e le modalità di utilizzo, per la scelta della tariffa più conveniente;
- le coordinate del conto corrente bancario (numero del conto, codice ABI e codice CAB) per usufruire del servizio CONTOWATT per il pagamento delle bollette (scegliendo l'addebito sul vostro conto corrente bancario);
- se possibile, il recapito del Cliente precedente dove inviare l'ultima bolletta di sua competenza.
Cosa fare
- preparare i documenti e i dati necessari;
- telefonare al numero ProntoEnel di competenza o rivolgersi allo sportello Enel per concordare con il personale addetto le condizioni contrattuali;
- restituire firmata la documentazione che l'Enel invierà all'indirizzo indicato (spese postali a carico Enel), se il contratto è stipulato per telefono;
- pagare le spese contrattuali (di norma, tali spese sono addebitate sulla prima bolletta).

(scegliendo l'addebito sul vostro conto corrente bancario) , una speciale procedura vi protegge dal rischio di distacco della luce in caso di errori o di ritardi nello scambio di informazioni tra banche ed Enel.

Modalità e tempi
Vedere Adempimenti

Oneri
Oneri di allacciamento in relazione alla potenza richiesta e al tipo di utilizzazione

Validità
Fino a variazione del contratto

Scadenza
Fino alla scadenza del contratto
Allacciamento alla rete elettrica ALTRI IMMOBILI
Adempimenti per luoghi NON ad uso abitativo

Per attivare per la prima volta la fornitura di energia elettrica in locali diversi dalla abitazione è necessario

- l'indirizzo del locale da allacciare;
- il numero e la potenza delle macchine e apparecchi utilizzati e le modalità di utilizzo, per la scelta della tariffa più conveniente;
- lo stralcio planimetrico della zona nella quale è ubicato il fabbricato da allacciare. Tale documento non serve se il locale fa parte di un edificio composto da più di 4 unità immobiliari (tra appartamenti e locali) o è già allacciato alla rete elettrica;
- la dichiarazione sostitutiva di atto notorio che attesti la regolarità edilizia del locale (legge 47/85). Tale dichiarazione può essere compilata e firmata presso gli uffici ENEL; se il contratto è stipulato per telefono, il modulo viene inviato al Cliente che provvederà a restituirlo compilato e firmato;
- il codice fiscale e/o la partita IVA;
- ove il richiedente è una società, una dichiarazione sostitutiva di certificazione, oppure il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio Industria e Artigianato (CCIAA) non anteriore a tre mesi nonché una delega allo svolgimento delle operazioni contrattuali per conto della società;
- il recapito dove inviare le bollette, se è diverso dall'indirizzo del locale da allacciare;
- le coordinate del conto corrente bancario (numero del conto, codice ABI e codice CAB) per usufruire del servizio CONTOWATT per pagare le bollette (scegliendo l'addebito sul vostro conto corrente bancario);
- un documento di riconoscimento.
Cosa fare
- preparare i documenti e i dati necessari;
- telefonare al numero ProntoEnel di competenza o rivolgersi allo sportello Enel per concordare con il personale addetto le condizioni contrattuali;
- restituire firmata la documentazione che l'Enel invierà all'indirizzo indicato (spese postali a carico Enel), se il contratto è stipulato per telefono;
- pagare le spese contrattuali (di norma, tali spese sono addebitate sulla prima bolletta).
Subentro
Per riattivare la fornitura di energia elettrica in un locale diverso dalla abitazione (subentro) è necessario:
- il numero e la potenza delle macchine e apparecchi utilizzati e le modalità di utilizzo, per la scelta della tariffa più conveniente;
- l'indirizzo del locale dove si richiede la riattivazione della fornitura;
- il cartellino o la busta di plastica agganciata al contatore, con il relativo contenuto se presenti;
- il codice fiscale e/o la partita IVA;
- ove il richiedente è una società, una dichiarazione sostitutiva di certificazione, oppure il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio Industria e Artigianato (CCIAA) non anteriore a tre mesi nonché una delega allo svolgimento delle operazioni contrattuali per conto della società;
- il recapito dove inviare le bollette, se è diverso dall'indirizzo del locale da allacciare:
- le coordinate del conto corrente bancario (numero del conto, codice ABI e codice CAB) per usufruire del servizio CONTOWATT per pagare le bollette (scegliendo l'addebito sul vostro conto corrente bancario);
- un documento di riconoscimento.
Cosa fare
- preparare i documenti e i dati necessari;
- telefonare al numero ProntoEnel di competenza o rivolgersi allo sportello Enel per concordare con il personale addetto le condizioni contrattuali;
- restituire firmata la documentazione che l'Enel invierà all'indirizzo indicato (spese postali a carico Enel), se il contratto è stipulato per telefono;
- pagare le spese contrattuali (di norma, tali spese sono addebitate sulla prima bolletta).
Voltura
Per stipulare un nuovo contratto (voltura) in una abitazione dove risulta attiva la fornitura di energia elettrica è necessario:
- l'indirizzo della abitazione dove si richiede la voltura;
- la lettura del contatore rilevata possibilmente insieme al cliente precedente;
- il recapito dove inviare le bollette, se è diverso dall'indirizzo della abitazione da allacciare;
- il codice fiscale;
- un documento di riconoscimento.;
- il numero e la potenza degli apparecchi elettrodomestici utilizzati;
- la dichiarazione sostitutiva della certificazione comprovante la residenza, in carta libera, ovvero il certificato di residenza anagrafica, in bollo, se si ha la residenza nella abitazione da allacciare. Se la residenza riferita all'abitazione per la quale si stipula il contratto non è stata ancora ottenuta, ma è stata già fatta domanda per averla, è prevista la sottoscrizione dell'impegno a presentare la documentazione entro 60 giorni;
- le coordinate del conto corrente bancario (numero del conto, codice ABI e codice CAB) per usufruire del servizio CONTOWATT per il pagamento delle bollette (scegliendo l'addebito sul vostro conto corrente bancario);
- se possibile, il recapito del Cliente precedente dove inviare l'ultima bolletta di sua competenza.
Cosa fare
- preparare i documenti e i dati necessari;
- telefonare al numero ProntoEnel di competenza o rivolgersi allo sportello Enel per concordare con il personale addetto le condizioni contrattuali;
- restituire firmata la documentazione che l'Enel invierà all'indirizzo indicato (spese postali a carico Enel), se il contratto è stipulato per telefono;
- pagare le spese contrattuali (di norma, tali spese sono addebitate sulla prima bolletta).
Allacciamento rete gas CASA e ALTRI IMMOBILI
Campo di applicazione o tipologia di impresa o di attività sottoposte al procedimento
Tutte le imprese sia durante la realizzazione dell’opera (cantiere) che durante il normale esercizio

Adempimenti
E’ da tener presente che per richiedere un nuovo allacciamento occorre essere in regola con le norme urbanistiche; nel caso in cui l’utente ha fatto domanda di sanatoria edilizia è sufficiente una dichiarazione sostitutiva di atto notorio ai sensi della legge 28 febbraio 1985 n.47.

Diritto di collegarsi
Per l'allacciamento alla rete del gas si può sfruttare il sottosuolo del vicino (se provvisto di tubazioni atte a permettere la suddetta operazione) in quanto si tratta di un passaggio coattivo ex articolo 1051 del Codice civile. Tale articolo regola l'utilizzazione del passaggio sul fondo altrui (anche tramite sottopassaggio) per il "conveniente uso del proprio fondo ... avuto riguardo al vantaggio del fondo dominante e al pregiudizio del fondo servente" (in tal caso il vantaggio si riferisce all'allacciamento alla rete gas).

Modalità e tempi
Vedere Adempimenti

Oneri
Il contratto di fornitura del gas prevede i seguenti tipi di esborsi:
1. costo associato al contratto;
2 costo associato alla tipologia di utilizzo del gas.

Per quanto riguarda il punto 1. si possono verificare le seguenti circostanze:
- nuova utenza;
- richiesta di aumento dei m3 di gas;
- voltura o subentro.

Per una nuova utenza, occorre tener conto dei costi d’allacciamento alla rete cittadina: nel caso di allacciamento standard, l’esborso da parte dell’utente viene forfettizzato, mentre nel caso di maggior complessività realizzativa dell’allaccio, esso viene quantificato a seguito di un sopralluogo, sulla base di un computo metrico dei lavori da effettuare.

Validità
Fino a variazione del contratto

Scadenza
Fino alla scadenza del contratto
Allacciamento rete idrica CASA e ALTRI IMMOBILI
Campo di applicazione o tipologia di impresa o di attività sottoposte al procedimento.
Tutte le imprese sia durante la realizzazione dell’opera (cantiere) che durante il normale esercizio

Ente/Enti titolari
Gestori degli acquedotti

Adempimenti

Il contratto per la fornitura idrica va stipulato tra il "Gestore" del servizio e l’utente.

Il canone per la fornitura di acqua potabile costituisce il prezzo di una prestazione continuativa di cose nell'ambito di un contratto di somministrazione di diritto privato di cui agli articoli 1559 e seguenti del Codice civile, che, in quanto tale, ha natura di corrispettivo direttamente correlato alla prestazione ricevuta e al valore della stessa (Corte costituzionale sentenza 19 luglio 1996, n. 259; Consiglio di Stato sezione V, I aprile 1996, n. 325; Tar Piemonte, sezione II 19 novembre 1992, n. 361), con la conseguenza che una decisione comunale che imponga il pagamento di un prezzo forfettario e fisso per la fornitura di acqua risulta illegittima poiché prescinde completamente dal dato obiettivo del consumo, presupposto del pagamento. Con riferimento alla fatturazione dei consumi, si rileva che ai sensi dell'articolo 4, quinto comma, del Dpr 26 ottobre 1972, n. 633, l'erogazione di acqua è considerata ai fini Iva attività commerciale anche se esercitata da enti pubblici, con conseguente necessità di procedere alla fatturazione dei consumi, all'applicazione del controvalore dei medesimi dell’Iva, nonché ad altre conseguenze formali e sostanziali derivanti dall’inserimento della somministrazione di acqua tra le operazioni imponibili.

Diritto di collegarsi
Per la servitù fognaria e quella di acquedotto (la disciplina delle quali è comune alla servitù di scarico coattivo) bisogna rifarsi all'articolo 1043 del Codice civile, il quale attribuisce al proprietario del fondo dominante il diritto di provvedere all'installazione delle opere idonee allo scarico e di accedere al fondo servente per la periodica manutenzione di dette opere (Corte di Cassazione, sentenza n. 9891/96).

Osservatorio servizi idrici
Entro il 26 febbraio i gestori del servizio di acquedotto e/o fognatura devono trasmettere al Ministero dei LL.PP. (Osservatorio dei servizi idici) il rapporto relativo ai dati sul volume di acqua degli impianti di acquedotto e fognatura, nonché il valore dei parametri di valutazione delle perdite. Il rapporto va redatto, con periodicità annuale, secondo gli standard indicati nel punto 4 dell’allegato al DM n. 99/1997 (art. 5, comma 2, legge 5/1/1994, n. 36; art. 3, DM 8/1/97, n. 99).

Modalità e tempi
Vedere Adempimenti

Oneri
Oneri di allacciamento (ente gestore)

Validità
Fino a variazione del contratto

Scadenza
Fino alla scadenza del contratto


Circai triballu

Circai triballu

Cercare lavoro


Rilascio Libretto di lavoro
Modalità
Il Sindaco, o un suo delegato (impiegato dell'Anagrafe) rilascia il LIBRETTO DI LAVORO a chi ha compiuto 15 anni. Il rilascio è immediato

Requisiti
Modalità per il rilascio del Libretto di Lavoro:
- I maggiori di anni 15 e minori di anni 18 che hanno assolto all’obbligo scolastico, possono richiedere il libretto di lavoro in presenza di un genitore o di un tutore;
- Viene rilasciato anche ai cittadini appartenenti alla Unione Europea in possesso della CARTA DI SOGGIORNO (Circolare Prefettura).

I cittadini stranieri NON appartenenti alla Unione Europea per ottenere il LIBRETTO DI LAVORO devono rivolgersi alla Direzione Provinciale del Lavoro, Viale Spartaco Lavagnini n.9.

Documentazione
Essere in possesso di un documento di identità ( carta identità, passaporto ecc.), per i cittadini della Unione Europea, la CARTA DI SOGGIORNO, oppure la ricevuta di segnalazione di soggiorno (D.P.R. n.1225 del 29.12.69) rilasciata dalla Questura.

Note
In caso di furto o di smarrimento del libretto di lavoro viene rilasciato un duplicato previa dichiarazione di smarrimento, resa presso lo sportello cui si richiede il duplicato . Il nuovo libretto dovrà riportare la dicitura:" duplicato del precedente libretto rilasciato a ..."


Pentzionis

Pentzionis

Andare in pensione


Pensione di vecchiaia per lavoratori dipendenti
La pensione di vecchiaia si consegue quando si raggiungono i requisiti di età che dall'1.1.2000 sono di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne e i requisiti contributiti che da gennaio 2001 in poi sono di 20 anni.

Per quanto riguarda il sistema di calcolo: - ai nuovi assunti (dal 1° gennaio 1996 in poi) la pensione viene calcolata con il sistema "contributivo";
- a coloro che, al 31 dicembre 1995 hanno un'anzianità pari o superiore ai 18 anni la pensione viene calcolata con il sistema "retributivo";
- a coloro che, al 31 dicembre 1995 hanno un'anzianità inferiore ai 18 anni la pensione viene calcolata con il sistema "misto" (retributivo e contributivo).

Vediamo insieme i requisiti dei vari casi.
A) SISTEMA RETRIBUTIVO

QUANDO SI HA DIRITTO
Quando si verificano le seguenti condizioni:
1) ETA' Il decreto legislativo n.503 del 1992 ha elevato i limiti di età per la pensione di vecchiaia di un anno ogni 2. La legge finanziaria in vigore dall'1.1.1995 ha modificato il predetto decreto e stabilisce che l'età pensionabile aumenta di un anno ogni 18 mesi. Vediamo come: uomini donne dal 1° gennaio 1997 al 30 giugno 1998 63 58 dal 1° luglio 1998 al 31 dicembre 1999 64 59 dal 1° gennaio 2000 in poi 65 60 ECCEZIONI uomini donne a) lavoratori non vedenti se tali da data anteriore all'inizio dell'assicurazione o con almeno 10 anni di assicurazione e contribuzione dopo l'insorgenza della cecità; 55 50 b) lavoratori non vedenti in tutti gli altri casi; 60 55 c) invalidi almeno all'80% 60 55
2) ASSICURAZIONE E CONTRIBUZIONE A partire dal 1993 i requisiti minimi di assicurazione e contribuzione per il diritto alla pensione sono elevati fino a raggiungere i 20 anni (pari a 1040 contributi settimanali). I requisiti aumentano gradualmente di un anno ogni due. Vediamo come: dal 1.1.1997 al 31.12.1998 18 anni ( 936 contr.sett.) dal 1.1.1999 al 31.12.2000 19 anni ( 988 contr.sett.) dal 1.1.2001 in poi 20 anni (1040 contr.sett.) ECCEZIONI: Continuano a valere solo 15 anni di assicurazione e contribuzione nei seguenti casi: - lavoratori che al 31.12.92 avevano già raggiunto i 15 anni di contributi; - lavoratori che al 31.12.92 avevano già compiuto l'età pensionabile; - lavoratori autorizzati ai versamenti volontari prima del 31.12.1992; - lavoratori dipendenti con almeno 25 anni di assicurazione che siano stati occupati per almeno 10 anni, anche non consecutivi, per periodi inferiori a 52 settimane nell'anno solare. REQUISITO RIDOTTO Un caso particolare riguarda i lavoratori che, al 31.12.92, hanno maturato un'anzianità assicurativa e contributiva tale che, anche se incrementata dei periodi intercorrenti tra il 1° gennaio 1993 e la fine del mese di compimento dell'età pensionabile non permette di raggiungere il requisito contributivo minimo richiesto in quel momento. Il diritto alla pensione in questa ipotesi è riconosciuto al maturare del requisito contributivo ridotto - che varia da persona a persona in relazione alla specifica posizione contributiva - e che non può comunque essere inferiore a 15 anni.
3) CESSAZIONE DAL LAVORO Per ottenere la pensione di vecchiaia a partire dall'1.1.1993 occorre aver cessato l'attività di lavoro dipendente. DA QUANDO DECORRE o Dal primo giorno del mese successivo a quello di compimento dell'età pensionabile (se esistono tutti i requisiti compresa la cessazione del rapporto di lavoro, per i lavoratori dipendenti); o dal primo giorno del mese successivo a quello di perfezionamento dei requisiti. La legge consente, però, che l'interessato possa scegliere la decorrenza dal 1° giorno del mese successivo alla presentazione della domanda. DOVE PRESENTARE LA DOMANDA La domanda di pensione va presentata a qualunque ufficio INPS direttamente o per il tramite di uno degli Enti di Patronato riconosciuti dalla legge, che assistono gratuitamente i lavoratori. I DOCUMENTI CHE SERVONO - Modulo di domanda (VO1) da richiedere a qualunque Ufficio INPS o ad uno degli Enti di Patronato; - certificati anagrafici indicati nel modulo di domanda o dichiarazioni sostitutive di essi che possono essere rilasciate anche presso le Sedi dell'INPS.

B) SISTEMA CONTRIBUTIVO

QUANDO SI HA DIRITTO
Quando si verificano le seguenti condizioni:
1) ETA': almeno 57 anni per uomini e donne; tale requisito non occorre qualora l'anzianità contributiva maturata dall'interessato non sia inferiore a 40 anni effettivi.
NEL CALCOLO DEI 40 ANNI - i periodi lavorati prima dei 18 anni di età vengono valutati una volta e mezza. Esempio: se l'assicurato ha 2 anni di contributi accreditati, questi sono valutati come se fossero 3 esclusivamente per il raggiungimento del requisito dei 40 anni.

NEL CALCOLO DEI 40 ANNI NON SI TIENE CONTO di 2 tipi di contribuzione:
a) quella relativa al riscatto dei periodi di studio;
b) quella relativa ai versamenti volontari.
2) CONTRIBUZIONE: almeno 5 anni di contribuzione effettiva.
3) MISURA MINIMA: l'importo della pensione non dovrà essere inferiore all'importo dell' assegno sociale aumentato del 20%; in caso contrario la pensione non può essere liquidata. Tale misura minima non deve essere rispettata per i lavoratori che hanno almeno 65 anni di età.
4) ATTIVITA' LAVORATIVA: occorre aver cessato l'attività di lavoro dipendente.
5) TRATTAMENTO MINIMO: la riforma del sistema pensionistico ha stabilito che per le pensioni liquidate esclusivamente con il sistema contributivo non si applicano le disposizioni sull'integrazione al trattamento minimo. Per esaminare il sistema di calcolo delle pensioni vedi scheda "Il calcolo delle pensioni".

C) SISTEMA MISTO
La legge di riforma prevede una situazione transitoria durante la quale i due diversi sistemi di calcolo convivono. Il sistema contributivo vale solo per chi è assunto dopo il 31.12.1995.

Per coloro che risultano assicurati prima di tale periodo ed hanno un'anzianità contributiva, al 31.12.1995, inferiore ai 18 anni, si calcola con i due sistemi:
a) per i periodi fino al 31.12.95 = calcolo retributivo (vedi scheda "Il calcolo della pensione")
b) per i periodi dall'1.1.1996 = calcolo contributivo (vedi scheda "Il calcolo della pensione"). ECCEZIONE: La legge prevede una "opzione" cioè dà la possibilità a coloro che sono stati assunti prima del 31.12.95 di scegliere di avere una pensione calcolata esclusivamente con il sistema contributivo a condizione che abbiano una contribuzione pari o superiore a 15 anni di cui almeno 5 versati nel sistema contributivo (e cioè successivi al dicembre 1995).

IL RICORSO
Nel caso in cui la domanda di pensione di vecchiaia venga respinta, l'interessato può presentare ricorso, in carta libera, al Comitato provinciale dell'INPS, entro 90 giorni dalla data di ricezione della lettera con la quale si comunica la reiezione.
Il ricorso, indirizzato al Comitato Provinciale, può essere:

o presentato agli sportelli della Sede dell'INPS che ha respinto la domanda;
o inviato alla Sede dell'INPS per posta con raccomandata con ricevuta di ritorno;
o presentato tramite uno degli Enti di Patronato riconosciuti dalla legge.

Al ricorso vanno allegati tutti i documenti ritenuti utili per l'accoglimento del ricorso stesso.


Biazai

Biazai

Viaggiare


Iscrizione dei figli sul passaporto
Iscrizione del figlio minore degli anni 16 sul passaporto in corso di validità

Iscrizione del figlio minore di anni 10
- assenso del coniuge/convivente
- I conviventi con figli minori sono equiparati ai coniugati. Si richiede, comunque, una dichiarazione di convivenza da compilare presso l'ufficio accettante contestualmente alla richiesta di passaporto senza applicare marche da bollo trattandosi anche in questo caso di autocertificazione.

NB: Fino al compimento del 10 anno non si richiede la fotografia del minore

Iscrizione del figlio maggiore di anni 10
- assenso del coniuge/convivente
- 2 fotografie del minore da iscrivere

I conviventi con figli minori sono equiparati ai coniugati. Si richiede, comunque, una dichiarazione di convivenza da compilare presso l'ufficio accettante contestualmente alla richiesta di passaporto senza applicare marche da bollo trattandosi anche in questo caso di autocertificazione.
NB: Al compimento del 10 anno la fotografia è obbligatoria

Applicazione della foto del minore già iscritto
- 2 fotografie del minore
In questo caso non si richiede l'assenso del coniuge/convivente del dichiarante in quanto già prestato all'atto della richiesta di iscrizione.

Rilascio lasciapassare per richiedente minore di anni 15
- 2 fotografie
- certificato di nascita in carta semplice oppure certificato di residenza se il minore è nato in un Comune diverso da quello di residenza assenso dei genitori
Il Portafoglio: informazioni generali
Il passaporto ordinario è valido per tutti i Paesi i cui governi sono riconosciuti da quello italiano, salve le limitazioni previste dalla legge, e può essere ottenuto da tutti i cittadini della Repubblica.

Per i minori degli anni 10, tuttavia, l'uso del passaporto ordinario individuale è subordinato alla condizione che viaggino in compagnia di uno dei genitori o di chi ne fa le veci, oppure che venga menzionato sul passaporto stesso o in una apposita dichiarazione (prodotta e sottoscritta da chi sul minore esercita la potestà genitoriale e vistata dagli organi competenti al rilascio del passaporto) il nome della persona o dell'ente cui il minore viene affidato.

I minori degli anni 16 possono in ogni caso essere iscritti nel passaporto di uno dei genitori, del tutore o di altra persona delegata ad accompagnarli.

Il passaporto viene rilasciato (e rinnovato) dalle Questure e, all'estero, dalle Rappresentanze diplomatiche e consolari.

Il passaporto ha una validità di cinque anni, ma in taluni casi previsti dalla normativa vigente o su richiesta dell'interessato ad esso può essere attribuito un periodo di validità inferiore.

Anche prima della scadenza e comunque entro i sei mesi successivi, il passaporto può essere rinnovato per un periodo complessivamente non superiore a quello massimo previsto dalla legge (10 anni).

La domanda per il rilascio/rinnovo del passaporto, corredata della documentazione occorrente, può essere presentata:
in Italia: nel luogo di residenza, presso la locale Questura o Commissariato di P.S., ovvero, in assenza di detti Uffici, presso il locale Comando Stazione dei Carabinieri o il Comune;
all'estero: presso le Rappresentanze diplomatiche e consolari.

Una novità di recente introduzione riguarda la marca da bollo da € 30,99 (lire 60.000) cc.gg. (concessioni governative) per passaporti che non deve più essere allegata alla richiesta di rinnovo quinquennale, mentre sarà necessario allegarla in caso di rilascio del libretto.

E' bene ricordare che la marca da € 30,99 (lire 60.000) vale 365 giorni il primo anno dalla data del rilascio/rinnovo del passaporto. Per gli anni successivi la scadenza delle successive marche fa riferimento alla data (giorno e mese) dell'emissione del passaporto (esempio: passaporto rilasciato il 10 aprile 2000, scadenza marca 9 aprile 2001, 9 aprile 2002, 9 aprile 2003, 9 aprile 2004, il 9 aprile 2005 il passaporto andrà rinnovato).

Non è neanche più necessario apporre la marca sul passaporto nel caso ci si rechi soltanto in Paesi aderenti all'Unione Europea (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia).

La marca da bollo può essere annullata dalla Polizia di Frontiera o dal cittadino scrivendo a penna la data di partenza.

Al momento della presentazione, comunque, il richiedente dovrà sottoscrivere una dichiarazione in cui viene informato che la tassa annuale sul passaporto non è più prevista per l'espatrio verso i paesi aderenti all'Unione Europea, ma che dovrà essere comunque corrisposta apponendo la marca sul passaporto qualora l'interessato lo utilizzi per recarsi in Paesi diversi da quelli aderenti all'Unione Europea.
Rilascio del passaporto
- Richiedente maggiorenne senza figli minori
- 2 foto formato tessera identiche e recenti
- versamento di € 5,35 (lire 10.350) per il libretto di 32 pagine o di € 6,55 (lire 12.650) per il libretto a 48 pagine sul C.C.P. intestato alla Questura competente
- 1 marca da bollo da € 30,99 (lire 60.000) cc.gg. per passaporti.
- un documento di riconoscimento valido
- il passaporto scaduto (solo per coloro che ne sono in possesso)
- Richiedente coniugato/convivente con figli minori
- 2 foto formato tessera identiche e recenti.
- versamento di € 5,35 (lire 10.350) per il libretto di 32 pagine o di € 6,55 (lire 12.650) per il libretto a 48 pagine sul C.C.P. intestato alla Questura competente
- 1 marca da bollo da € 30,99 (lire 60.000) cc.gg. per passaporti
- assenso del coniuge/convivente
- un documento di riconoscimento valido
- il passaporto scaduto (solo per coloro che ne sono in possesso)

I conviventi con figli minori sono equiparati ai coniugati. Si richiede, comunque, una dichiarazione di convivenza da compilare presso l'ufficio accettante contestualmente alla richiesta di passaporto senza applicare marche da bollo trattandosi anche in questo caso di autocertificazione.

- Richiedente divorziato o separato con figli minori
- 2 foto formato tessera identiche e recenti
- versamento di € 5,35 (lire 10.350) per il libretto di 32 pagine o di € 6,55 (lire 12.650) per il libretto a 48 pagine sul C.C.P. intestato alla Questura competente
- 1 marca da bollo da € 30,99 (lire 60.000) cc.gg. per passaporti
- un documento di riconoscimento valido.
- il passaporto scaduto (solo per coloro che ne sono in possesso)
- Nulla Osta del Giudice Tutelare
In alcune province il nulla osta non deve essere prodotto se il richiedente è l'unico esercente la potestà sul minore, quindi, ad esempio, anche nel caso di genitore vedovo.

- Richiedente minori degli anni 18
- 2 foto formato tessera identiche e recenti
- versamento di € 5,35 (lire 10.350) per il libretto di 32 pagine o di € 6,55 (lire 12.650) per il libretto a 48 pagine sul C.C.P. intestato alla Questura competente
- 1 marca da bollo da € 30,99 (lire 60.000) cc.gg. per passaporti
- un documento di riconoscimento valido.
- il passaporto scaduto (solo per coloro che ne sono in possesso)
- assenso dei genitori
Se il minore non ha compiuto 10 anni e deve viaggiare con persone diverse dai genitori bisognerà compilare anche una "dichiarazione di accompagno" che non necessita di marca da bollo.

Per tutti i casi sopra indicati allegare il vecchio passaporto o denuncia di smarrimento dello stesso qualora si tratti di rinnovo decennale e non di primo rilascio.
Duplicato del passaporto e avvertenze
Duplicato del passaporto in corso di validità in caso di smarrimento, furto o esaurimento pagine.

- versamento di € 5,35 (lire 10.350) per il libretto di 32 pagine o di € 6,55 (lire 12.650) per il libretto a 48 pagine sul C.C.P. intestato alla Questura competente
- 2 foto formato tessera identiche e recenti
- assenso del coniuge/convivente (se coniugato/convivente con figli minori) 1 marca cc.gg. da € 30,99 (lire 60.000)

La marca cc.gg. da € 30,99 (lire 60.000) non si deve produrre se il passaporto smarrito, rubato o esaurito nelle pagine è stato rilasciato nell'anno in corso.

Relativamente all'assenso del coniuge/convivente può far fede quello prestato all'atto della richiesta del passaporto smarrito, rubato o esaurito ad eccezione dei casi in cui sia mutata, nel frattempo, la situazione familiare (separazione, divorzio, cessata convivenza).

In questi casi il documento rilasciato avrà la stessa scadenza del vecchio libretto.


Avvertenze da leggere con attenzione valide per il rilascio/rinnovo di tutti i documenti di espatrio.

- La marca annuale da € 30,99 (lire 60.000) non è più richiesta se il passaporto viene utilizzato per recarsi in paesi dell'Unione Europea.
- AVVERTENZA: la marca da € 30,99 (lire 60.000) vale 365 giorni il primo anno dalla data del rilascio/rinnovo del passaporto. Per gli anni successivi la scadenza delle successive marche fa riferimento alla data (giorno e mese) dell'emissione del passaporto (esempio: passaporto rilasciato il 10 aprile 2000, scadenza marca 9 aprile 2001, 9 aprile 2002, 9 aprile 2003, 9 aprile 2004, il 9 aprile 2005 il passaporto andrà rinnovato).
- I moduli vanno compilati in ogni loro parte e sono disponibili presso i seguenti uffici: Questura, Commissariati di P.S., stazioni Carabinieri, Comuni.
- False dichiarazioni eventualmente rese saranno punite ai sensi di legge.
- Nel caso in cui si richieda il rilascio del passaporto per minori, del certificato di espatrio o l'iscrizione dei minori sul passaporto dei genitori, è necessaria la presenza del minore per la legalizzazione delle fotografie ovvero le fotografie già legalizzate da un P.U.
- Il richiedente può delegare un maggiorenne alla consegna della richiesta e/o al ritiro del passaporto purché:
a) ne indichi espressamente le generalità nella parte "annotazioni"
b) le fotografie, laddove richieste siano già state legalizzate e la firma laddove richiesta, sia apposta davanti ad un P.U. ovvero l'istanza sia accompagnata dalla fotocopia di un documento di identità in corso di validità del sottoscrittore.
- Per effetto della legge 15 maggio 1997 n.127 in materia di semplificazione delle certificazioni amministrative le richieste di passaporto, lasciapassare per i minori di 15 anni e fogli notizie per passaporti collettivi contenenti dichiarazioni sostitutive non devono più essere autenticate se presentate od inviate unitamente a fotocopia di documento di riconoscimento valido.
- Alla luce della nuova disciplina della tassa annuale per il passaporto (legge 21 novembre 2000 n. 342), per evitare disagi o controversie al momento dei previsti controlli di Polizia ai valichi di frontiera, all'atto della richiesta di rilascio o di rinnovo del passaporto, l'interessato verrà informato tramite una specifica annotazione sull'apposito modulo, che la tassa annuale sul passasporto non è più prevista per l'espatrio verso i Paesi aderenti all'Unione Europea, fermo restando tale tassa dovrà essere comunque corrisposta nel caso in cui l'interessato utilizzi il passaporto per recarsi in Paesi diversi da quelli aderenti all'Unione Europea.


Agordai su logu

Agordai su logu

Salvaguardare l'ambiente


Rinnovo patente abilitazione impiego gas tossici
Revisione periodica, non superiore a cinque anni, della patente di abilitazione all'impiego di gas tossici.

Modalità di richiesta ed erogazione
Domanda in bollo indirizzata al Sindaco.
La domanda deve essere comprensiva della dichiarazione sostitutiva di certificazione (autocertificazione) di cui all'art. 2 della L. 15/68, con la quale il richiedente dichiara di non aver riportato condanne penali / ovvero di aver riportato condanne penali indicando gli estremi del reato (citare gli articoli del codice penale a cui si riferisce la condanna).

Requisiti del richiedente
Idoneità fisica e psichica.

Documenti da presentare
1) Domanda in bollo.
2) Patente da revisionare.
3) N. 2 foto tessera.
4) N. 1 marca da bollo.
5) Certificato medico, rilasciato dal funzionario medico della Azienda USL, dal quale risulti che il richiedente:
-non è affetto da malattie fisiche o psichiche e non presenta deficienze organiche di qualsiasi specie, che gli impediscano di eseguire con sicurezza le operazioni relative all'impiego dei gas tossici;
-non presenta segni di intossicazione alcoolica e da sostanze stupefacenti;
-ha integri il senso olfattorio e la pervietà nasale;
-percepisce la voce afona ad almeno otto metri di distanza da ciascun orecchio;
-possiede il visus complessivamente non inferiore a 14/10 (Tavola di Snellen), purché da un occhio non inferiore a 5/10 (i predetti limiti di visus possono essere raggiunti con l'ausilio di lenti correttive).
Rilascio patente abilitazione impiego gas tossici
NORMATIVA
R.D. 09/01/27 n° 147 - 25/02/2000 n° 16

Modalità di richiesta ed erogazione
Domanda in bollo su modulo predisposto indirizzata a:
Commissione esaminatrice Gas Tossici - c/o Azienda USL

La domanda deve essere comprensiva della dichiarazione sostitutiva di certificazione (autocertificazione) di cui all'art.2 della L. 15/68, con la quale il richiedente dichiara:
-data di nascita;
-titolo di studio conseguito;
-di non aver riportato condanne penali/ovvero di aver riportato condanne penali indicando gli estremi del reato(citare gli articoli del codice penale cui si riferisce la condanna).
-di non avere procedimenti in corso/ovvero di avere i seguenti procedimenti penali indicandone gli estremi.

Requisiti del richiedente
Idoneità fisica e psichica

Documenti da presentare
1) Domanda in bollo.
2) N. 2 foto tessera.
3) N. 1 marca da bollo.
4) Certificato medico, rilasciato dal funzionario medico della Azienda USL, dal quale risulti che il richiedente:
-non è affetto da malattie fisiche o psichiche e non presenta deficienze organiche di qualsiasi specie, che gli impediscano di eseguire con sicurezza le operazioni relative all'impiego dei gas tossici;
-non presenta segni di intossicazione alcoolica e da sostanze stupefacenti;
-ha integri il senso olfattorio e la pervietà nasale;
-percepisce la voce afona ad almeno otto metri di distanza da ciascun orecchio;
-possiede il visus complessivamente non inferiore a 14/10 (Tavola di Snellen), purché da un occhio non inferiore a 5/10 (i predetti limiti di visus devono essere raggiunti senza l'ausilio di lenti correttive).


Chirriaduras e seperòngius

Chirriaduras e seperòngius

Separazione e divorzio


Richiesta di separazione dei beni
RAPPORTI PATRIMONIALI FRA CONIUGI

Dopo il matrimonio, salvo patto contrario, si applica il regime di comunione dei beni fra i coniugi. In questo capitolo si spiega come viene regolata la comunione, quando si applica la separazione dei beni, in che cosa consiste l’impresa familiare e il fondo patrimoniale.

• Come è regolata la proprietà dei beni nella famiglia?
La regola generale è che tra i coniugi si applica la comunione legale dei beni acquistati durante il matrimonio.

• Si può scegliere la separazione dei beni?
Sì, al momento del matrimonio o successivamente, mediante atto notarile, con il consenso di entrambi i coniugi.

• Da quando ha effetto la comunione dei beni?
Per i matrimoni celebrati dopo il 20 settembre 1975, data dell’entrata in vigore della riforma del diritto di famiglia, la comunione si applica automaticamente dal momento delle nozze.

• Che cosa accade se il matrimonio è stato celebrato prima di questa data?
La comunione dei beni si applica automaticamente agli acquisti compiuti dopo il 20 settembre 1975, a meno che anche uno soltanto dei coniugi abbia deciso di mantenere il precedente regime di separazione dei beni, con dichiarazione notarile fatta entro il 15 gennaio 1978.

• Come si può controllare se si è in regime di comunione o di separazione dei beni?
Si chiede un estratto per riassunto dell’atto di matrimonio, nel quale risulta annotata la scelta del regime di separazione. Se non vi è nessuna annotazione, vale la comunione dal momento del matrimonio e, per i matrimoni celebrati prima del 20 settembre 1975, da tale data.

• Quali beni rientrano nella comunione legale?
Quelli acquistati durante il matrimonio, ad eccezione dei beni personali. I beni sono comuni indipendentemente da quale dei due coniugi abbia effettuato l’acquisto e il pagamento.

• Si possono stabilire quote diverse fra i coniugi?
No, nella comunione legale il principio dell’uguaglianza delle quote non è derogabile neanche con accordo fra le parti.

• Se un bene è intestato a uno solo dei due coniugi è ugualmente di proprietà di tutti e due?
Sì, se acquistato in regime di comunione legale.

• Quali sono i beni personali che non rientrano nella comunione?
a. I beni di proprietà del coniuge prima del matrimonio.
b. I beni ricevuti dopo il matrimonio per donazione o eredità.
c. I beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge.
d. I beni che servono all’esercizio della professione di ciascun coniuge.
e. I beni ottenuti in risarcimento di un danno e la pensione di invalidità.
f. I beni acquistati con il ricavato proveniente dalla vendita dei beni personali o con il loro scambio.
Nei casi c, d e f sopra indicati, l’esclusione dalla comunione deve risultare dall’atto di acquisto, se di esso ha fatto parte anche l’altro coniuge; se non risulta l’esclusione, il bene è comune.

• I proventi del lavoro di ciascun coniuge o i frutti dei beni personali fanno parte della comunione?
No, perché la comunione dei beni riguarda ciò che si acquista e non i mezzi con cui si acquista. Però, se al momento dello scioglimento della comunione esistono dei risparmi, questi devono essere divisi in parti uguali fra i coniugi.

• Le aziende rientrano nella comunione legale dei beni?
Sì, purché siano gestite da entrambi i coniugi e siano state costituite dopo il matrimonio.

• Che cosa succede se l’azienda era di appartenenza di un coniuge prima del matrimonio?
La comunione riguarda solo gli utili e gli incrementi successivi, sempre che l’azienda sia gestita da entrambi i coniugi.

• Che cosa succede se l’azienda è gestita da uno solo dei coniugi?
I beni destinati all’esercizio dell’impresa risultano oggetto di comunione solo se sussistono al momento del suo scioglimento.

• Chi amministra i beni in comunione?
Per la normale amministrazione, ciascuno dei coniugi; per la straordinaria amministrazione (alienazioni, iscrizioni ipotecarie, accettazione di donazioni, locazioni, mutui) deve esserci il consenso di entrambi. Nel caso della gestione comune di un’azienda, un coniuge può essere delegato dall’altro per lo svolgimento degli atti necessari all’attività dell’impresa.

• Che cosa succede se uno dei coniugi compie atti di straordinaria amministrazione senza il consenso dell’altro?
Se l’atto riguarda un immobile o un bene registrato (auto, barche, ecc.) può essere annullato dal Tribunale su domanda dell’altro coniuge. La domanda deve essere proposta entro un anno dalla data in cui il coniuge è venuto a conoscenza dell’atto, o comunque dalla sua trascrizione nei pubblici registri. Se l’atto riguarda un bene mobile, il coniuge che ha trasgredito è obbligato a ricostruire la comunione nello stato in cui era prima. Se ciò non è possibile deve provvedere al pagamento del valore equivalente al bene. Anche in questo caso occorre rivolgersi al Giudice.

• Che cosa succede se i coniugi non sono d’accordo su decisioni inerenti la straordinaria amministrazione?
Ciascuno di loro può rivolgersi al Giudice, a cui dovrà dimostrare che la sua decisione è necessaria per il bene della famiglia o dell’azienda.

• Che cosa succede se uno dei coniugi è lontano o è impedito a esprimere il consenso sulla decisione dell’altro?
Vale la stessa regola sopra indicata.

• In caso di debiti, i creditori possono rifarsi sui beni in comunione?
Sì, se i debiti riguardano.
a. Pesi e oneri gravanti sui beni comuni al momento dell’acquisto (mutui, ipoteche, ecc.).
b. Carichi dell’amministrazione dei beni stessi (per esempio le spese condominiali).
c. Spese per il mantenimento della famiglia e l’istruzione ed educazione dei figli; inoltre tutte le spese compiute nell’interesse della famiglia.
d. Ogni altro impegno economico preso in comune accordo dai coniugi.

• Che cosa succede se i beni comuni non sono sufficienti a coprire i debiti comuni?
I creditori possono agire sui beni personali di ciascun coniuge, per un ammontare pari alla metà del credito.

• Che cosa succede se si tratta di debiti personali di un coniuge?
Quando i beni personali del coniuge non coprono l’ammontare del debito, i creditori possono rifarsi sui beni della comunione, nei limiti della quota del coniuge debitore (la metà).

• Fino a quando dura la comunione dei beni?
La comunione dura fino a diverso accordo dei coniugi, espresso con atto notarile.
Altrimenti termina automaticamente in caso di fallimento di uno dei due coniugi, separazione consensuale omologata o giudiziale passata in giudicato, divorzio, annullamento del matrimonio, oppure in caso di separazione giudiziale dei beni.

• Che cosa è la separazione giudiziale dei beni?
È una sentenza del Tribunale che può essere richiesta da ciascuno dei coniugi in caso di interdizione o di inabilitazione dell’altro coniuge, di cattiva amministrazione dei beni in comunione, oppure quando la cattiva gestione degli affari mette in pericolo gli interessi dell’altro coniuge, o dei beni in comune o della famiglia.
Infine quando l’altro coniuge non contribuisce ai bisogni della famiglia in misura proporzionale alle proprie sostanze e capacità di lavoro.

• Che cosa avviene al momento dello scioglimento della comunione dei beni?
Si procede alla divisione dei beni, distribuendo in parti uguali l’attivo e il passivo. Nell’attivo rientrano non solo gli acquisti ma anche i risparmi di ciascuno dei coniugi, frutto del lavoro e del patrimonio personale. Ciascuno dei coniugi ha anche diritto alla restituzione di somme prelevate dal patrimonio personale e impiegate in spese e investimenti del patrimonio comune. In caso di contrasto sulla divisione, ciascuno dei coniugi può ricorrere al giudice.

• Si può chiedere la divisione dei beni nel giudizio di separazione o di divorzio?
Sì nella separazione consensuale, no nella separazione giudiziale, sì nel divorzio. L’atto notarile di trasferimento di beni immobili fatto in adempimento di una sentenza è soggetto a imposta di registro in misura fissa (minima).

• È prevista qualche forma di garanzia per i figli?
Sì, se vi sono figli minori il Tribunale per i minorenni può costituire a favore di uno dei coniugi l’usufrutto su una parte dei beni spettanti all’altro coniuge, a garanzia del mantenimento, educazione e istruzione dei figli stessi.

• Se i coniugi scelgono il regime della separazione dei beni, come sono regolati i loro rapporti patrimoniali?
Ciascuno dei coniugi provvede all’amministrazione del proprio patrimonio e gli acquisti effettuati sono personali.

• È possibile, in caso di regime di separazione dei beni, effettuare acquisti in comune?
Sì, ed è quella che si chiama comunione convenzionale, nella quale si possono prevedere anche quote diverse. In questo caso la divisione può essere chiesta da ciascun coniuge in ogni momento.

• Che cosa è il fondo patrimoniale?
È un vincolo su determinati beni che vengono destinati per far fronte ai bisogni della famiglia. Può essere costituito, con atto notarile, da uno o da entrambi i coniugi, o da una terza persona, in questo caso anche con testamento. La proprietà dei beni spetta a entrambi i coniugi.

• Quando cessa il fondo patrimoniale?
In seguito a divorzio o annullamento del matrimonio; se ci sono però figli minori, dura fino al compimento della maggiore età dell’ultimo figlio.

• Che cosa è l’impresa familiare?
È l’impresa nella quale lavorano i coniugi, i parenti entro il terzo grado o gli affini (parenti dell’altro coniuge) entro il secondo grado. Tali persone, anche se prestano lavoro nella famiglia, oltre al mantenimento hanno diritto a partecipare agli utili e ai beni con essi acquistati, nonché agli incrementi dell’azienda.

• Come viene calcolata la partecipazione ai profitti?
In base alla quantità e alla qualità del lavoro prestato; il lavoro della donna è considerato equivalente a quello dell’uomo.

• Da chi vengono prese le decisioni nell’impresa familiare?
Le decisioni più rilevanti e quelle di gestione straordinaria devono essere prese a maggioranza fra tutti i partecipanti alla impresa familiare.

• Quali sono i doveri fiscali dei coniugi?
Ciascuno dei coniugi deve denunciare i cespiti patrimoniali di cui è proprietario, per intero in caso di separazione dei beni o di beni personali, per la metà nel caso di comunione.
Per l’impresa familiare, ciascun componente deve denunciare i proventi in base alla sua quota di partecipazione.

• Ci sono responsabilità penali per il coniuge che si appropria dei beni dell’altro coniuge o comuni?
Nei reati cosiddetti contro il patrimonio (furto, sottrazione di cose comuni, appropriazione indebita, danneggiamento, truffa) non è punibile chi ha commesso il fatto in danno del coniuge non legalmente separato. I reati sono pero punibili su querela del coniuge offeso se è intervenuta separazione legale.

• La regola della non punibilità vale anche nei confronti di altri parenti?
Sì, quando si tratti di fatto commesso ai danni di un ascendente o di un discendente o di un affine in linea retta (es. suocero, nuora) oppure dell’adottante o dell’adottato, o di un fratello o sorella conviventi.
Il reato è punibile a querela dell'offeso in caso di fratelli o sorelle non conviventi, oppure se la persona offesa è uno zio o un nipote convivente.
Richiesta di divorzio
Il divorzio scioglie il vincolo coniugale, ma molti rapporti fra gli ex coniugi permangono, soprattutto per ciò che riguarda gli aspetti economici e i figli minori.
II capitolo spiega quando e come Si può chiedere il divorzio e quali sono le sue conseguenze.
• Che cosa è il divorzio?
È lo scioglimento del matrimonio civile. Per i matrimoni concordatari (celebrati in Chiesa e trascritti al Comune) e per quelli celebrati da ministri di altri culti il divorzio incide soltanto sugli effetti civili.

• Che effetto ha il divorzio sul matrimonio religioso?
Per la Chiesa il matrimonio religioso perdura finché non ne venga pronunciato l’annullamento. Pertanto chi divorzia per la Chiesa risulta ancora sposato e non si può risposare con rito religioso. Analoghi principi valgono per gli altri culti.

• Quando si può chiedere il divorzio?
La legge prevede i seguenti casi:
a. Quando i coniugi siano separati legalmente da almeno 3 anni, a decorrere da quando sono comparsi per la prima volta davanti al Presidente del Tribunale, e sia intervenuta la separazione consensuale omologata e la sentenza di separazione giudiziale. Se la separazione è stata di fatto può dare luogo a divorzio solo se è iniziata prima del dicembre 1968.
b. Se l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento e lo scioglimento del matrimonio e si è risposato all’estero.
c. Se l’altro coniuge è stato condannato con sentenza definitiva a una pena superiore a 15 anni o all’ergastolo, oppure a qualsiasi pena detentiva per incesto o per delitti contro la libertà sessuale o per induzione o sfruttamento della prostituzione; a qualsiasi pena per omicidio volontario di un figlio o per tentato omicidio del coniuge o di un figlio; a qualsiasi pena detentiva, con due o più condanne, per lesioni aggravate, violazione degli obblighi di assistenza familiare, maltrattamenti, circonvenzione d’incapace ai danni del coniuge o di un figlio.
d. Se il matrimonio non è stato consumato.
e. Se è stata pronunciata sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso.

• Per ottenere ii divorzio è sempre necessario fare una causa e avere l’assistenza di un avvocato?
Sì, è sempre necessario
• Quanti tipi di divorzio esistono?
Sotto il profilo della procedura due, il divorzio consensuale e quello contenzioso.

• Che differenza c’è?
Nel divorzio consensuale le due parti sono già d’accordo sulle condizioni concernenti l’affidamento dei figli, l’assegno, la casa, la divisione patrimoniale, ecc. Esse presentano un unico ricorso e devono confermare la loro volontà davanti al Tribunale che pronuncerà la sentenza. Nel divorzio contenzioso uno solo dei coniugi presenta la domanda al Presidente del Tribunale, che stabilisce la convocazione dell’altro coniuge, il quale avanzerà le sue richieste. Se necessario, il Presidente pronuncia i provvedimenti di urgenza, quindi la causa prosegue avanti al Giudice Istruttore per raccogliere le prove necessarie in relazione alle domande delle parti. Alla fine il Tribunale pronuncerà la sentenza.
Il procedimento è del tutto uguale a quello per la separazione giudiziale (vedere capitolo precedente).

• Ci si può opporre al divorzio chiesto dall’altro coniuge?
Non ci si può opporre se la richiesta è motivata dai fatti previsti dalla legge; si può però far presente, se è il caso, che mancano i presupposti: per esempio se dopo la separazione legale è avvenuta una riconciliazione.

• Il giudice del divorzio è libero di confermare o modificare quanto stabilito nella separazione?
Sì, è libero di farlo. Le condizioni della separazione non sono vincolanti.

• Quali sono i criteri per stabilire l’affidamento dei figli?
Gli stessi della separazione legale. In più, nel divorzio, la legge prevede l’affidamento congiunto o alternato a entrambi i genitori.

• Che cosa deve fare il genitore che cambia residenza o domicilio?
Dove comunicarlo all’altro genitore entro 30 giorni.
l Quali sono i criteri per stabilire il mantenimento dei figli?
Gli stessi criteri della separazione legale. Inoltre dove essere stabilito l’adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria (ISTAT).

• Quali sono i criteri per stabilire l’assegnazione della casa familiare?
L’abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore a cui vengono affidati i figli e con il quale i figli convivono oltre la maggiore età.
Il Giudice dovrà anche valutare le condizioni economiche dei coniugi e le ragioni della decisione e favorire il coniuge più debole.
L’assegnazione della casa, se di proprietà comune o dell’altro coniuge, può essere trascritta nei registri immobiliari, con l’effetto che se la casa viene venduta il terzo acquirente deve rispettarne la destinazione. Se la casa è in locazione, l’assegnatario subentra nel contratto, previo avviso al proprietario.

• Quali sono le conseguenze del divorzio per i coniugi?
Tutti e due riacquistano lo stato libero e possono contrarre nuovo matrimonio valido agli effetti civili.
La donna perde il cognome del marito, a meno che il Tribunale, su sua richiesta, non la autorizzi a conservarlo per particolari motivi. Si perdono anche i diritti ereditari relativi alla successione del coniuge tranne per particolari casi.

• In quali casi il divorziato ha dei diritti sull’eredità dell’ex coniuge?
Quando si trova in stato di bisogno e aveva diritto all’assegno di divorzio, può richiedere al Tribunale un assegno periodico a carico dell’eredità. Il Tribunale terrà conto dell’importo delle somme percepite, della gravità dello stato di bisogno e dell’eventuale pensione di riversibilità (vedere gli ultimi due punti di questo capitolo); inoltre terrà conto del valore dei beni ereditari, del numero e della qualità degli eredi e delle loro condizioni economiche. Su accordo delle parti l’assegno può essere liquidato in un’unica soluzione.
Il divorziato perde il diritto all’assegno se si risposa o perde lo stato di bisogno.

• Come vengono regolati i rapporti economici fra divorziati?
II Tribunale dispone che uno dei coniugi paghi periodicamente un assegno all’altro, quando questi non abbia mezzi adeguati, e comunque non possa procurarseli per ragioni oggettive, per provvedere al proprio mantenimento secondo il tenore di vita precedente alla separazione. Questo assegno deve essere aggiornato automaticamente, almeno in base all’indice ISTAT.

• Quali sono gli elementi da tenere in considerazione per determinare l’entità dell’assegno?
Le condizioni economiche dei coniugi, le ragioni della frattura familiare, il contributo dato da ciascun coniuge alla conduzione della famiglia e alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune, il reddito di entrambi e, infine, la durata del matrimonio.

• Se il coniuge che percepisce l’assegno si risposa, continua ad averne diritto?
No. Automaticamente lo perde.

• È possibile ottenere una liquidazione globale, invece di un assegno mensile?
Sì, ma i coniugi devono essere d’accordo e il Tribunale deve giudicare giusta la liquidazione; una volta accettata questa soluzione, in seguito non si potrà avanzare più nessuna altra domanda di contenuto economico.

• Sono previste garanzie per l’adempimento degli obblighi economici?
Si può iscrivere l’ipoteca giudiziale sui beni del coniuge che deve versare l’assegno; inoltre il Tribunale può chiedere che egli fornisca garanzie adeguate, se esiste il pericolo che possa sottrarsi agli obblighi economici nei confronti dell’ex coniuge o dei figli.

• Che cosa può fare il divorziato, quando non riceve l’assegno che gli è dovuto?
Può ricorrere alle normali azioni esecutive per il recupero del credito. Inoltre, dopo aver richiesto il pagamento con lettera raccomandata con avviso di ricevimento, se il pagamento non avviene nei successivi 30 giorni, il creditore può notificare la sentenza di divorzio a chi normalmente corrisponde somme di denaro all’ex coniuge (datore di lavoro, inquilino) invitandolo a versare direttamente a lui le somme dovute; se ciò non avviene, il creditore può agire in via esecutiva direttamente nei confronti del terzo.
In ogni caso il datore di lavoro non può versare all’ex coniuge creditore più della metà della somma che deve all’inadempiente. Il Tribunale può anche disporre il sequestro dei beni del debitore e di metà dei suoi crediti per prestazioni lavorative.

• È reato non corrispondere l’assegno dovuto al coniuge divorziato?
Sì, e chi lo commette è punibile su querela di parte, con la reclusione fino a 1 anno e/o con una multa.

• La sentenza di divorzio del Tribunale può essere modificata?
Sì, se il coniuge che ne ha interesse propone appello nei termini di legge: in questo caso si procede ad un riesame della situazione da parte del Giudice di secondo grado.

• Si possono modificare successivamente, se sopravvengono giustificati motivi, le disposizioni sull’affidamento dei figli o sul contributo economico?
Sì, su richiesta della parte interessata.

• Il divorziato/a ha dei diritti sulla liquidazione per fine rapporto di lavoro dell’ex coniuge?
Sì, se non si è risposato/a e riceve l’assegno di divorzio. In questo caso gli spetta il 40% della liquidazione riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio.

• Il divorziato/a ha diritto alla pensione di riversibilità?
Sì, ma soltanto se non si è risposato/a, se aveva diritto all’assegno e se il rapporto da cui trae origine il trattamento pensionistico è anteriore alla sentenza di divorzio. Se l’ex coniuge defunto non si era risposato, il divorziato/a ha diritto a tutta la pensione; in caso contrario, su sua richiesta, il Tribunale gli attribuisce una parte della pensione e degli altri assegni spettanti al coniuge superstite, tenuto conto della durata dei rispettivi matrimoni.

• Che cosa è la pensione di riversibilità?
È quella pensione che, in caso di morte di chi la percepiva, passa al coniuge, ai figli e ai parenti del pensionato/a (vedere capitolo Pensioni e previdenza sociale).
Assegnazione della casa coniugale
Viene assegnata al coniuge affidatario del minore.

Per la determinazione dell'assegno, tenuto conto della posizione economico-patrimoniale dei coniugi, dei motivi che hanno condotto alla separazione e della potenzialità lavorativa, il Tribunale fisserà un contributo che permetta, nei limiti del possibile, il mantenimento del precedente tenore di vita.


Disispedidas

Disispedidas

Perdere un proprio caro


Richiesta di cremazione
La cremazione di ciascun cadavere deve essere autorizzata dal Sindaco sulla base della volontà testamentaria espressa in tal senso dal defunto. In mancanza di disposizione testamentaria, la volontà deve essere manifestata dal coniuge e, in difetto, dal parente più prossimo individuato secondo gli articoli 74 e seguenti del codice civile e, nel caso di concorrenza di più parenti nello stesso grado, da tutti gli stessi. Per coloro i quali, al momento della morte risultino iscritti ad associazioni riconosciute che abbiano tra i propri fini quello della cremazione dei cadaveri dei propri associati, è sufficiente la presentazione di una dichiarazione, sottoscritta dall'associato e convalidata dal presidente dell'associazione stessa, dalla quale risulti chiaramente la volontà di essere cremato. Le ceneri saranno poi collocate in ossarini, loculi colombari, tombe di famiglia o cinerario comune.

Documentazione
Oltre alla documentazione relativa alla volontà del defunto di essere cremato, occorre il certificato, rilasciato in carta libera, redatto dal medico curante o dal medico necroscopo, dal quale risulti escluso il sospetto di morte dovuta a reato.

Costo del Servizio
Il servizio di cremazione è gratuito per legge e qualora l' urna cineraria venga collocata nel cinerario comune, non dovrà essere sostenuto alcun pagamento. Per la sistemazione delle ceneri in ossarini, loculi colombari o tombe di famiglia, sarà richiesto la relativa tariffa stabilita dal comune.
Estratto di morte
L'estratto per riassunto dell'atto di morte e' rilasciato esclusivamente dal Comune dove e' avvenuta la morte. Riporta anche l'ora del decesso,la residenza del deceduto, eventuale coniugazione o vedovanza ecc.

ATTENZIONE
Questo certificato può essere sostituito da una dichiarazione, resa dal coniuge o dai figli, scritta su un normale foglio di carta e presentata o spedita a qualsiasi ufficio pubblico o gestore di pubblico servizio.

Se ne rilascia anche il modello plurilingue (non e' ottenibile tramite il CERTITEL).

Costo del Servizio
Il certificato è gratuito, esente da qualsiasi tassa governativa e diritto comunale.
Certificato di morte
Il rilascio del certificato anagrafico di morte e' immediato per i decessi di cittadini residenti nel Comune

Requisiti
Per l'ottenimento del certificato di morte è necessario che la persona sia deceduta nel Comune o che al momento del decesso fosse residente nel Comune stesso.

ATTENZIONE - VEDI AUTOCERTIFICAZIONE
Questo certificato puo' essere sostituito,dal coniuge o dai figli, da una dichiarazione scritta su un normale foglio di carta e presentata o spedita a qualsiasi ufficio pubblico o gestore di pubblico servizio.

Documentazione
Nessuna

Note
Riporta le notizie ricavate dall'atto di morte.
E' meno completo dell'ESTRATTO perche' non riporta le eventuali annotazioni marginali.
L'estratto di morte va richiesto esclusivamente al Comune nel quale la persona e' deceduta.
Denuncia di morte
L'Ufficiale dello Stato Civile accoglie le dichiarazioni di morte avvenute nel territorio comunale,redige l'atto di morte,rilascia l'autorizzazione al seppellimento, provvede all'annotazione dello atto stesso su quello di nascita del defunto,informa l'Ufficio Anagrafe per i dovuti aggiornamenti(se il defunto e' residente in altro Comune,l'Ufficiale di Stato civile provvede a trasmettere copia dell'atto di morte al Comune di residenza).

L'Ufficiale di Stato Civile provvede anche alla trascrizione degli atti di morte provenienti dall'estero o da altri Comuni riguardanti cittadini residenti in Comune e ne informa l'Ufficio Anagrafe.

E' possibile rivolgersi all'Ufficio dello Stato civile anche per richiedere la rettifica degli atti ove si sia incorso in errori materiali di scritturazione.

Requisiti
La dichiarazione di morte avvenuta in ospedale o luogo di cura pubblico, viene trasmessa all'Ufficio di Stato Civile del Comune dal direttore dell'ospedale stesso.

La dichiarazione di morte avvenuta in abitazione o clinica privata viene fatta da persona informata del decesso.( Nella maggioranza dei casi quando il cittadino si rivolge ad una impresa di onoranze funebri,questa provvede anche alla denuncia di morte e a tutto cio' che necessita al seppellimento).

Documentazione
Per provvedere alla denuncia di morte e' necessario presentarsi con un documento di identita' presso l'Ufficio di Stato Civile,con il certificato del medico necroscopo e il modello istat consegnato dallo stesso medico.

Costo del Servizio
Gratuito

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